antica cittadella
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REGIONALE (di Carlo Pascarella) - L’alba ha consegnato alla città un’immagine potente ma non per questo generalizzabile: pattuglie davanti all’Ospedale San Giovanni Bosco, carte sequestrate, uffici passati al setaccio. Un’operazione mirata, circoscritta nelle contestazioni e nelle responsabilità individuali, che non investe né offusca l’opera quotidiana di medici, infermieri e personale sanitario estranei ai fatti oggetto di indagine.

Il provvedimento

Il provvedimento cautelare, emesso dal GIP su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli nei confronti di quattro persone. Tra i destinatari figurano soggetti ritenuti contigui al Clan Contini, considerato componente apicale dell’Alleanza di Secondigliano, nonché un avvocato del foro partenopeo, accusato – secondo l’impostazione accusatoria – di avere agevolato le attività del sodalizio.

Il fulcro dell’inchiesta riguarda quello che gli investigatori definiscono il sistema delle “visite facili”. L’ipotesi è che esponenti della consorteria avessero costruito un canale preferenziale per l’accesso ad alcune prestazioni sanitarie, intervenendo sulle liste d’attesa e orientando l’assegnazione di visite specialistiche in favore di affiliati o soggetti ritenuti “vicini”. Un meccanismo che, se confermato in sede processuale, non descriverebbe un malfunzionamento strutturale dell’ospedale, bensì l’infiltrazione di interessi criminali in specifici snodi amministrativi.

È su questo punto che occorre chiarezza: l’indagine non mette sotto accusa l’intera struttura sanitaria, che continua a garantire assistenza e servizi, ma mira a individuare eventuali responsabilità personali e condotte illecite circoscritte. I reparti restano operativi per le emergenze; l’attività clinica prosegue, mentre gli accertamenti si concentrano su documenti, procedure, rapporti contrattuali.

L'indagine sugli appalti interni

Sotto la lente della Procura sono finiti anche gli appalti interni e i servizi di supporto. Si sospetta che il clan abbia tentato di condizionare alcune ditte fornitrici per assicurare opportunità lavorative a soggetti graditi e ricavare utilità economiche indebite. Un’eventuale pressione esterna che, se accertata, configurerebbe un tentativo di piegare funzioni pubbliche a logiche di controllo territoriale.

Secondo gli inquirenti, la collocazione dell’Ospedale San Giovanni Bosco nel quartiere San Carlo all’Arena avrebbe reso la struttura particolarmente appetibile per chi intende consolidare la propria influenza in un’area strategica. In precedenti attività investigative, il presidio era già stato indicato come possibile punto di riferimento logistico per ambienti riconducibili al Clan Contini. Anche in questo caso, si tratta di valutazioni investigative che dovranno trovare riscontro nel vaglio giudiziario.

La presenza di un legale tra gli indagati introduce un ulteriore profilo di complessità. L’ipotesi di un contributo professionale volto ad agevolare dinamiche illecite, qualora confermata, delineerebbe una zona grigia in cui competenze tecniche verrebbero distolte dalla loro funzione ordinaria. Ma è proprio nel contraddittorio processuale che tali accuse saranno sottoposte a verifica rigorosa.

L’operazione odierna si inserisce in un più ampio percorso di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nei servizi pubblici. Non un atto d’accusa generalizzato verso un presidio sanitario che, quotidianamente, cura e assiste migliaia di cittadini; piuttosto, un intervento volto a preservarne l’integrità, isolando eventuali condotte devianti.

La sanità rappresenta uno dei cardini del patto sociale. Difenderla significa anche impedire che singoli o gruppi possano appropriarsene per costruire consenso o accumulare vantaggi indebiti. In questo senso, l’azione investigativa, se condotta con equilibrio e nel rispetto delle garanzie, costituisce uno strumento di tutela per la stessa comunità ospedaliera.

Ora la parola passa ai giudici. Saranno le aule di tribunale a stabilire la fondatezza delle accuse e l’eventuale responsabilità dei singoli. Nel frattempo, resta l’esigenza di mantenere uno sguardo lucido: distinguere tra istituzioni e comportamenti individuali, tra servizio pubblico e possibili infiltrazioni, tra l’ombra di alcuni e l’impegno silenzioso di molti.

Perché un ospedale non è un simbolo da incrinare con leggerezza, ma un luogo di cura che merita di essere difeso anche attraverso la ricerca della verità.