antica cittadella
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SAN FELICE A CANCELLO – Un fulmine a ciel sereno e tanta amarezza. Questo è stato il provvedimento adottato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere riguardante l’inchiesta per la frana che il 24 agosto 2024 provocò la morte di due persone, Agnese Milanese e Giuseppe Guadagnino, madre e figlio rispettivamente di 77 e 42 anni, a San Felice a Cancello.

La frana

La frana del 24 agosto 2024 travolse soprattutto la zona di Talanico. Proprio in questa frazione la forza irresistibile di una colata di acqua e fango travolse portando via per sempre Agnese e Giuseppe che si trovavano a bordo di un apecar dopo una giornata di lavoro nel noccioleto di famiglia. 

Sei indagati

I magistrati hanno infatti inscritto nel registro degli indagati sei persone tra cui il sindaco Emilio Nuzzo, l’ex primo cittadino Giovanni Ferrara, il responsabile dell’ufficio di Protezione Civile ed ecologia Pasquale Ariemma, l’ex responsabile dell’ufficio di Protezione Civile Pierluigi Casale, ora in servizio al Comune di Cellole, l’ex responsabile della Polizia Municipale Giuseppe Diglio, l’ex commissaria al Comune di San Felice e vice prefetto Savina Macchiarella. Le accuse di omicidio colposo e disastro colposo sono collegate alla cattiva gestione del sistema delle emergenze: per la Procura infatti gli indagati sarebbero responsabili di mancanze nella redazione dei piani di sicurezza in una zona considerata zona rossa dal punto di vista idrogeologico.

Le parole del sindaco Nuzzo

“In merito all’iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura per i tragici fatti dell’alluvione dell’agosto 2024 che ha coinvolto nove comuni della Campania, desidero esprimere alcune considerazioni con senso di responsabilità e rispetto per tutti. Innanzitutto, rinnovo la mia più sincera vicinanza alle famiglie delle due persone tragicamente scomparse. Di fronte a una perdita umana, ogni parola deve essere misurata e carica di rispetto – ha dichiarato il sindaco Emilio Nuzzo - Sono sereno con la mia coscienza e convinto di aver sempre agito nell’interesse della comunità. Prima dell’evento calamitoso ho più volte sollecitato formalmente la Regione Campania – proprietaria dell’alveo e delle vasche di laminazione – affinché provvedesse alla manutenzione delle stesse, già allora piene di detriti. I solleciti sono stati diversi, almeno quattro o cinque prima dell’alluvione, oltre ad ulteriori richieste successive per accelerare gli interventi.

A quasi due anni dalla calamità, risulta stanziata la somma di € 3.700.000,00 per la pulizia e individuato nel Consorzio di Bonifica l’ente attuatore dell’intervento. Tuttavia, ad oggi, le opere risultano ancora non eseguite. Il nostro Comune si trova in stato di dissesto finanziario e, anche volendo, non avrebbe potuto sostituirsi alla Regione in un intervento di tale portata economica e competenziale. Collaborerò pienamente con la magistratura affinché venga fatta completa chiarezza. Confido che le indagini possano approfondire ogni livello di responsabilità, senza semplificazioni, perché eventi di questa gravità meritano un accertamento serio, completo e non limitato ai soli amministratori locali o ai responsabili degli uffici comunali. La verità è un dovere verso le vittime e verso i cittadini”.