antica cittadella
antica cittadella

CASERTA – La Procura e il Nas di Napoli stanno indagando sulla vendita dei frutti di mare contaminati il cui consumo ha causato un esponenziale aumento dei casi di epatite A tra Campania e basso Lazio.

L'ipotesi degli inquirenti

Gli inquirenti (VI sezione, pm Valentina Rametta, procuratore aggiunto Antinio Ricci) ipotizzano contro ignoti il reato di commercio e detenzione, per vendita o distribuzione, di alimenti pericolosi per la salute. Il Nas di Napoli (coordinato dal comandante Alessandro Cisternino) non esclude che siano stati messi in vendita cozze nostrane mischiate con partite dello stesso prodotto, ma contaminato, acquistato all'estero.

La Coldiretti: “No ad allarmismi”

Nel frattempo la Coldiretti ha diffuso una nota in cui si chiede di non creare allarmismi che possano mettere a rischio la filiera del commercio di frutta e verdura. “Coldiretti Campania ha alzato la voce, chiedendo di evitare gli allarmismi che, in seguito ai casi di epatite A registrati nelle scorse settimane, hanno frenato le vendite di frutta e verdura nella regione. La richiesta è stata avanzata nel corso di collegamenti con le testate Rai, alla presenza del dirigente dell'Asl di Caserta, Alfonso Giannoni, e di agricoltori delle province di Napoli e Caserta. Giannoni ha dichiarato che i controlli quotidiani effettuati non hanno dato alcun riscontro sul rischio Epatite A né sulla frutta, né sulla verdura, né sui frutti di bosco, sottolineando la necessità di evitare di danneggiare una filiera produttiva di eccellenza. Il vicepresidente di Coldiretti Napoli, Domenico Sabatino, ha denunciato il "terrorismo psicologico" derivante da una cattiva informazione diffusa su canali non ufficiali, in particolare i social media, che avrebbe influito sul calo delle vendite. Sabatino ha invitato a fare riferimento esclusivamente alle fonti ufficiali. Il direttore di Coldiretti Caserta, Giuseppe Miselli, ha evidenziato la necessità di chiarire la situazione per evitare ripercussioni negative sul reddito degli agricoltori. Miselli ha citato il caso di Sala Consilina, nel salernitano, dove il consumo di frutta e verdura sarebbe stato vietato nelle scuole, creando allarmismi ingiustificati nelle famiglie”.