Imprenditore legato al clan, confermata la confisca del patrimonio Di Rauso
I giudici della Suprema Corte hanno respinto i ricorsi della moglie e dei figli
CASAL DI PRINCIPE – Con il rigetto del ricorso diventa definitiva la confisca di beni all’imprenditore Stefano Di Rauso, scomparso anni fa, ritenuto al centro di rapporti con il clan dei casalesi.
La decisione della Cassazione
A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione che ha respinto i ricorsi presentati dalla moglie di Di Rauso Beatrice De Simone e dai figli Michele, Giuseppe e Maria Loredana contro la sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Napoli. Tra gli oggetti della confisca ci sono le società Ifrap srl, Beton Me.Ca. srl, oltre a quote societarie, investimenti immobiliari della Montemaiulo sas, costituita dai figli di Di Rauso, ma considerate dai giudici afferenti al sistema economico di famiglia.
Rapporti diretti e vantaggi economici
Stando a quanto riferito da diversi collaboratori di giustizia e dai riscontri delle indagini ci sarebbero rapporti diretti tra i vertici del clan e gli imprenditori. Da questi rapporti sarebbero derivati vantaggi economici.
La motivazione
Per i giudici della Cassazione, tornando alla sentenza, il verdetto del secondo grado è da confermarsi in quanto il provvedimento di sequestro e di confisca si inserisce all’interno delle misure di prevenzione antimafia che consente di colpire i patrimoni anche quando intestati formalmente ai familiari.
