Terra dei Fuochi, ben 81 le aree da risanare: gli ultimi dati di Vadalà
Il commissario ha preso parte al "Tour Terra dei Fuochi" tra Napoli e Caserta
CASERTA - Secondo la mappatura realizzata dal commissario unico della Terra dei Fuochi, generale Giuseppe Vadalà, sono 81 le aree censite e da risanare nella zona a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Di queste, 14 sono state individuate come aree di interesse primario, di cui 8 a impulso misto da parte di altre istituzioni e 6 a impulso diretto del commissario.
Gli ultimi dati
I dati sono stati ricordati in occasione del tour 'Terra dei Fuochi: luoghi di impegno e rigenerazione' organizzato dall'alleanza per Ecogiustizia Subito, composta dalla rete di associazioni tra cui Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica, Legambiente e Libera e al quale ha preso parte Vadalà. Lo stato di avanzamento degli interventi sulle aree di interesse primario è attualmente pari al 35%, con la previsione che il numero di tali aree aumenti nel corso della missione. Dal 2013 al 2025 sono stati finanziati progetti per 242 milioni di euro e impiegate risorse per circa 64 milioni, mentre per il completamento delle opere, entro il 2035, è stimato un fabbisogno aggiuntivo di 2,5 miliardi. In riferimento ai terreni agricoli sono 8.700 ettari quelli definiti potenzialmente a rischio e le indagini condotte tramite analisi dirette hanno interessato 826 ettari. All'esito delle verifiche, 110 ettari sono stati dichiarati inidonei alla coltivazione e interdetti per motivi di sicurezza ambientale e sanitaria. Sono in corso analisi dirette su ulteriori 500 ettari. Parallelamente, è stata affrontata la problematica dei rifiuti sversati in superficie. Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2025 sono state rimosse complessivamente circa 43mila tonnellate di rifiuti grazie alle attività svolte dalla SMA e dalle società municipalizzate, con una spesa complessiva pari a 50 milioni di euro. Per il periodo 2025-2035 è stimata la rimozione di ulteriori 33mila tonnellate di rifiuti, con un fabbisogno economico previsto di circa 30 milioni di euro. Nel periodo compreso tra agosto e ottobre 2025, con aggiornamento al 7 ottobre, sono stati effettuati 131 sopralluoghi su altrettanti siti di abbandono. Per ciascun sito sono state redatte schede dettagliate contenenti la localizzazione, le coordinate geografiche, la documentazione fotografica, le condizioni di accessibilità, la stima volumetrica dei rifiuti e la tipologia dei materiali presenti.
Il tour
L'iniziativa è stata l'occasione per fare il punto della situazione, a un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) che ha condannato l'Italia per non aver adottato misure adeguate a tutela della salute e dell'ambiente nella Terra dei Fuochi. La giornata si è articolata in cinque tappe sul territorio. A Casal di Principe si è svolta la prima visita presso il Comitato Don Peppe Diana; successivamente a Villa Literno il tour ha fatto tappa in un sito già bonificato, con un incontro con il sindaco. A Santa Maria la Fossa è stato visitato il progetto di bioeconomia circolare della Cooperativa sociale Terra Felix. La quarta tappa ha interessato il Consorzio di Bonifica del Volturno, con la visita all'impianto di pompaggio e all'impianto fotovoltaico galleggiante. La giornata si è conclusa presso Novamont Spa, al Centro di Ricerca di Piana di Monte Verna, con una visita e un approfondimento dedicato ai temi della bioeconomia.
I reati nel ciclo dei rifiuti
"Nella Terra dei Fuochi, accanto ai tanti problemi ancora da risolvere, esiste una rete diffusa di realtà sociali ed economiche impegnate da tempo nella rinascita di un territorio attraverso azioni di innovazione sociale e ambientale. Nonostante le difficoltà di una comunità vittima di attività criminali ma anche, come affermato un anno fa dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, di gravi inerzie e sottovalutazioni istituzionali - hanno commentato le associazioni dell'alleanza Ecogiustizia Subito -. Queste esperienze vanno raccontate per dare ancora più forza alle richieste di accelerare la bonifica e la riqualificazione di territori feriti per troppi anni dagli ecomafiosi e dai trafficanti di rifiuti. Mai come in queste aree, la transizione ecologica è una priorità, insieme alla definizione di una strategia che punti a mitigare il rischio sanitario. Queste misure sono un atto dovuto nei confronti di tante realtà che lavorano con passione ogni giorno, tra mille difficoltà, vogliono riscattare il proprio territorio e affermare i principi di legalità, trasparenza e giustizia ambientale. Per fermare i veleni dell'ecomafia e promuovere una nuova stagione di impegno istituzionale e civico è necessario dare risposte efficaci, troppo a lungo rimandate, che richiedono uno sforzo congiunto di tutti". Secondo i dati dei Rapporti Ecomafia di Legambiente, nella provincia di Napoli, tra il 2023 e il 2024, i reati nel ciclo dei rifiuti, sono passati da 475 a 605, con un incremento del 27,4%. Le persone denunciate sono aumentate del 48,6%, mentre i sequestri hanno registrato un incremento del 57,9%, a testimonianza di un rafforzamento dell'azione investigativa e repressiva. Nella provincia di Caserta, nello stesso periodo, si è registrato un aumento più contenuto dei reati, pari all'8%, una riduzione delle persone denunciate e un incremento dei sequestri del 22,5%. Sul fronte sanitario, le quattro ASL competenti (Asl Napoli 1 centro, Napoli 2 Nord, Napoli Sud e Caserta), nel periodo compreso tra il 1° maggio e il 1° settembre 2025, sono stati effettuati 89.281 esami sanitari, con una media mensile di 19.572 prestazioni. Le attività di screening hanno riguardato, in particolare, il test per il sangue occulto, il Pap test, l'ecografia mammaria, la colonscopia e la colposcopia. "Il commissario Vadalà - si legge in una nota - ha avviato una specifica interlocuzione con l'Istituto superiore di Sanità per la condivisione di dati prodotti dalle Aziende sanitarie locali presenti nel territorio di riferimento, per la messa a punto di uno specifico studio sulla correlazione tra dati ambientali e quelli epidemiologici raccolti dalle quattro Asl competenti, relativi al Registro tumori, al fine di renderli accessibili e fruibili da parte della cittadinanza in un'ottica di trasparenza e prevenzione"

