Tumore alla prostata, rivoluzione tecnologica alla Casa di Cura "San Michele" di Maddaloni
L'efficacia della Biopsia prostatica RM-fusion: una delle innovazioni più avanzate a livello internazionale
MADDALONI - A distanza di sette anni dall’attivazione del servizio di biopsia prostatica con tecnica Fusion, una delle innovazioni più avanzate a livello internazionale per il contrasto al tumore alla prostata, la Casa di Cura “San Michele” di Maddaloni conferma il successo di quella che rappresenta un’autentica rivoluzione tecnologica in campo urologico, che altrove è ancora agli albori.
La nuova rivoluzione
“La Biopsia prostatica RM-fusion – spiega l’urologo Mariano Pizzuti - consente di localizzare con precisione il tumore della prostata. Si tratta di una prestazione ambulatoriale che non necessita di ricovero ed è attualmente la metodica più moderna e avanzata per la diagnosi del carcinoma prostatico, calcolato oggi il primo tumore per incidenza nel sesso maschile”. La procedura diagnostica altamente specialistica riservata a casi selezionati nei quali la tecnologia può fare la differenza, permette, infatti, di collegare le immagini della Risonanza Magnetica Multiparametrica precedentemente effettuata dal paziente all’ecografia transrettale eseguita in real time. “La Risonanza Magnetica multiparametrica (RMN mp) e la Biopsia Prostatica Fusion – sottolinea Pizzuti - rappresentano la vera innovazione nella diagnostica del tumore della prostata”.
La tecnica
Se la biopsia consente di prelevare esili frammenti di tessuto prostatico attraverso una sonda ecografica transrettale, la diagnostica di primo livello viene oggi supportata da procedure strumentali altamente sensibili e innovative che permettono all’urologo una diagnosi sempre più precoce. “Sfruttando il principio delle radiofrequenze – aggiunge il medico della Casa di Cura San Michele - la Risonanza Magnetica multiparametrica (in inglese mpMRI, ndr) costituisce ad oggi la migliore metodica di tipo radiologico sia per delineare l’anatomia della prostata e dei tessuti limitrofi, sia nell’individuare lesioni neoplastiche prostatiche anche di pochi millimetri”. La metodica è estremamente accurata nell’evidenziare la presenza di carcinomi: “La RM multiparametrica – evidenzia Pizzuti – si applica nello studio di pazienti con PSA alterato (cioè l’antigene prostatico specifico) e per individuare quali sono i casi da sottoporre a biopsia, evitando procedure invasive non consigliate. Al tempo stesso, può essere usata sia nella rivalutazione di pazienti con PSA alterato e precedenti biopsie negative, sia per identificare l’eventuale presenza di recidive nel caso di incremento del PSA in seguito a trattamento di tipo chirurgico, radiante oppure farmacologico”.

