antica cittadella
antica cittadella

SANTA MARIA CAPUA VETERE - La Corte di Appello di Napoli ha confermato la sentenza di assoluzione emessa nel giudizio di primo grado per gli agenti della polizia penitenziaria Angelo Di Costanzo e Vittorio Vinciguerra, che erano imputati per le violenze ai danni dei detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere nell'aprile del 2020. 

Il rito abbreviato

Di Costanzo e Vinciguerra (difesi rispettivamente dagli avvocati Mauro Iodice e Gerardo Marrocco) erano gli unici poliziotti penitenziari ad aver chiesto in primo grado di essere giudicati con il rito abbreviato, anziché affrontare il dibattimento insieme ad altri 105 imputati nel maxiprocesso tuttora in corso davanti alla Corte di Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. 

La posizione dei due agenti

La posizione dei due agenti era meno pesante degli altri poliziotti perché nessuno dei due era stato riconosciuto con certezza nei video interni alla casa circondariale; video che avevano fatto invece emergere le gravi responsabilità degli altri agenti intervenuti il 6 aprile 2020 nel corso della perquisizione straordinaria effettuata nel reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Per Di Costanzo era stato paventato dalla difesa l'errore di persona, mentre per Vinciguerra solo un detenuto lo aveva indicato ma senza esserne sicuro; detenuto poi deceduto per essersi dato fuoco. Il 20 giugno del 2023 i due poliziotti penitenziari erano stati quindi assolti in primo grado dal giudice per l'udienza preliminare del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Pasquale D'Angelo, dalle accuse di lesioni, abuso di autorità e tortura, con la formula "per non aver commesso il fatto"; a Vinciguerra quest'ultimo grave reato era contestato in relazione ad un episodio avvenuto il 10 marzo 2020, ovvero quasi un mese prima dei pestaggi. Contro i due agenti si erano costituite come parti civili decine di detenuti vittime dei pestaggi e il Ministero di Grazia e Giustizia, che compariva anche nella veste di responsabile civile. I giudici di Appello hanno quindi confermato non solo la pronuncia di quasi tre anni fa ma condannato le parti civili al pagamento delle spese processuali. 

Il processo d'Appello

Durante il giudizio di secondo grado inoltre l'accusa è stata affidata ai due sostituti Alessandra Pinto e Daniela Pannone, che stanno già sostenendo l'accusa nel maxidibattimento di primo grado; per loro c'è stata un'applicazione temporanea disposta dal procuratore generale, tenuto conto della conoscenza che i due pubblici ministeri hanno del complesso procedimento. I due sostituti hanno chiesto alla Corte di Appello la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, per acquisire alcune testimonianze rese durante proprio durante il dibattimento con 105 imputati, ma i giudici di secondo grado hanno rigettato la richiesta perché quelle testimonianze sono state acquisite senza la presenza dei difensori di Di Costanzo e Vinciguerra.