Truffa Invitalia, scatta il divieto di dimora per Zannini
La decisione della Procura sul consigliere regionale: la tesi degli inquirenti
MONDRAGONE – Divieto di dimora in regione Campania per Giovanni Zannini, consigliere regionale di Forza Italia e indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per corruzione. I Carabinieri del Nucleo investigativo del Gruppo di Aversa, coordinati dalla Procura sammaritana, hanno eseguito questa mattina misure cautelari nei confronti di tre persone, tra cui Zannini e due imprenditori. I reati contestati a vario titolo sono corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva chiesto l'arresto per Zannini, recordman di preferenze nella circoscrizione casertana alle elezioni regionali dello scorso novembre. Il gip ha accolto parzialmente la richiesta dei pm, disponendo il divieto di dimora in Campania. Zannini, eletto in Consiglio regionale nel 2020 con la lista 'De Luca Presidente', ha aderito a Forza Italia poco prima delle elezioni regionali del 2025, alle quali ha ottenuto 31.932 preferenze ottenendo la rielezione e risultando il candidato più votato nella circoscrizione di Caserta.
Le indagini
Le indagini condotte dai carabinieri hanno evidenziato delle irregolarità nel rilascio del permesso a costruire un nuovo impianto produttivo caseario per gli imprenditori Paolo e Luigi Griffo e l’induzione in errore della Invitalia S.p.A.. Stando agli inquirenti infatti il permesso sarebbe stato rilasciato dal Comune di Cancello ed Arnone in assenza di una preventiva Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) assolutamente necessaria in quanto il nuovo impianto sarebbe sorto nelle vicinanze del fiume Volturno e quindi in un’area tutelata.
Il raggiro per i fondi Invitalia
Gli imprenditori quini, con il supporto di Zannini, si sarebbero adoperati per superare questo vincolo che se considerato avrebbe bloccato l’erogazione di contributi da parte di Invitalia. Per fare questo, secondo la Procura, avrebbero ottenuto la disponibilità del Comune di Cancello ed Arnone a richiedere alla Regione la delega in materia di valutazione di incidenza ambientale, previa convenzione con il Comune di Castello del Matese, già sottoposto a tale delega. Ottenuto l’assenso però il Comune di Castello del Matese non procedeva con l’istruttoria tecnica sulla richiesta della società, nonostante le gravi carenze dello studio ambientale. La commissione ambiente sarebbe anche stata ingannata dalla relazione tecnica avanzata in quanto i lavori venivano indicati come da realizzare nonostante fossero già stati fatti. Ottenuto comunque il parere circa la non assoggettabilità a VINCA, gli imprenditori avrebbero tratto in inganno Invitalia con la sussistenza del requisito ottenendo quindi il finanziamento di circa 4 milioni di euro.
