Colpo al clan Zagaria, i dettagli dell'indagini: alleanza tra camorra e ndrangheta. TUTTI I NOMI
Le mani sullo spaccio, il riciclaggio di capitali illeciti e gli appalti nei rifiuti: spunta anche il nome di Zannini
CASAL DI PRINCIPE/CASERTA - Il clan dei Casalesi fazione Zagaria è ancora "una camorra di serie A" capace di esercitare "un controllo assoluto" sul territorio e su qualunque attività economica. Lo certifica l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli culminata nell'arresto di 23 persone (19 in carcere e 4 ai domiciliari) e nel sequestro di due rami d'azienda per un valore di 40 milioni di euro.
Il clan guidato dai fratelli dello storico boss
Al centro delle indagini l'operatività della fazione Zagaria nella provincia di Caserta e, così come emerso dalle indagini svolte dai Carabinieri del Comando provinciale e del Ros, con proiezioni anche internazionali, in particolare per il riciclaggio dei capitali illeciti tra la Spagna e Dubai. Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Dda (procuratore Nicola Gratteri, aggiunto Michele Del Prete), il clan era guidata da Antonio e Carmine Zagaria, fratelli di Michele, storico capoclan catturato nel 2011 a Casapesenna.
I contatti con la ndrangheta
In qualità di reggenti, i due fratelli avrebbero curato l'organizzazione e il coordinamento delle attività del clan in provincia di Caserta, mentre un nipote, scarcerato nel 2019, seguiva le vicende imprenditoriali del gruppo criminale all'estero dove si era rifugiato. È emerso inoltre che gli Zagaria avevano avviato contatti con la 'ndrina Bellocco per portare enormi quantitativi di droga nel Casertano. Un "progetto criminale ambizioso", secondo il procuratore di Napoli Gratteri che ha definito la fazione Zagaria "una camorra di serie A, una delle famiglie storiche della camorra che nel corso dei decenni ha infettato e infestato tutta l'Italia arrivando anche all'estero".
Il business dei rifiuti
Resta però il settore dei rifiuti quello che porta impresso "il marchio dei Casalesi", come sottolineato dal comandante provinciale dei Carabinieri di Caserta, Manuel Scarso. Tra le aziende interessate dai sequestri figura la Isvec, azienda che ha svolto il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani per diversi comuni del Casertano. Secondo la ricostruzione della Dda partenopea, la società faceva in realtà capo a Filippo Capaldo, nipote dei fratelli Zagaria e gestore della 'cassa' del clan. Attraverso la società, riusciva a infiltrarsi nel settore degli appalti pubblici per la raccolta dei rifiuti, considerato da sempre strategico per la fazione Zagaria. Nelle 600 pagine dell'ordinanza firmata dal gip Fabio Provvisier spunta anche il nome di Giovanni Zannini, consigliere regionale campano eletto con Forza Italia e attualmente sottoposto a divieto di dimora in Campania, nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere che lo vede indagato per corruzione. Zannini, non indagato nell'inchiesta della Dda di Napoli, avrebbe avuto un rapporto confidenziale con il prestanome di Capaldo alla guida della Isvec e, secondo gli investigatori, sarebbe stato in grado di condizionare le scelte dell'amministrazione comunale di Mondragone sull'attribuzione del servizio di raccolta dei rifiuti.
I NOMI
IN CARCERE
Francesco Adinolfi (1983, Villaricca);
Aldo Bianco (1993, Santa Maria Capua Vetere);
Carlo Bianco (1984, Villaricca);
Andrea Bortone (1981, Aversa);
Filippo Capaldo (1977, Caserta);
Rolando D’Angelo (1985, Capua);
Antonio De Rosa (1982, Caserta);
Giuseppe Granata (1983, Villaricca);
Biagio Ianuario (1977, Capua);
Carmine Iavarone (1956, San Marcellino);
Franco Lombardi (1973, Caserta);
Alfonso Ottimo (1965, Simmeringen – Germania);
Pasquale Padulo (1983, Caserta);
Giacomo Penna (1971, Afragola);
Giovanni Riccio (1994, Mugnano di Napoli);
Angelo Antonio Salviati (1982, Aversa);
Biagio Vallefuoco (1974, Villaricca);
Antonio Zagaria (1962, San Cipriano d’Aversa);
Carmine Zagaria (1968, San Cipriano d’Aversa).
ARRESTI DOMICILIARI
Ivano Balestriere (1983, Lacco Ameno);
Armando Ialunese (1982, Aversa);
Carlo Pellegrino (1957, Villa di Briano);
Biagio Sagliocco (1976, Aversa).
INDAGATI A PIEDE LIBERO
Giuseppe Albano (1969, Rosarno);
Pasquale Albano (1992, Taurianova);
Emiliano Amata (1971, Napoli);
Vanessa Capezzuto (1988, Langenfeld – Germania);
Giuseppe Catalano (1984, Aversa);
Nicola Cecoro (1971, San Cipriano d’Aversa);
Umberto D’Aiello (2001, Napoli);
Francesco Diana (1977, Aversa);
Antonio Gammardella (1976, Teano);
Nicola Garofalo (1963, Frignano);
Antonio Lanza (1976, Lusciano);
Carmine Maisto (1987, Napoli);
Paolo Martino (1973, San Cipriano d’Aversa);
Massimo Natale (1972, Caserta);
Michele Nobis (1959, San Cipriano d’Aversa);
Armando Orlando (1946, Marano di Napoli);
Antonio Pagano (1989, Aversa);
Vincenzo Perrino (1970, Villa di Briano);
Nicola Pezzella (1963, Casal di Principe);
Luigi Sarracino (1978, Napoli);
Pietro Tortorelli (1992, Napoli).
