antica cittadella
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L'ex sindaco Marino e gli ex assessori Casale e Marzo
L'ex sindaco Marino e gli ex assessori Casale e Marzo

CASERTA – Incandidabili per ben due turni consecutivi a partire dalla data di scioglimento del Comune di Caserta. E’ questo ciò che è stato decretato dai giudici della prima sezione civile del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nei confronti dell’ex sindaco Carlo Marino e degli ex assessori Emiliano Casale e Massimiliano Marzo.

La motivazione

A spingere i giudici ad adottare un simile provvedimento è stato da un lato il condizionamento della loro attività amministrativa da parte della camorra e dall’altro l’incapacità a resistere alle pressioni del mondo imprenditoriale locale legato alla criminalità organizzata. 

Le vicende e i collegamenti

Le vicende prese in esame dai giudici civili sono essenzialmente le stesse di quelle che hanno portato il Ministero dell’Interno allo scioglimento del Comune. Una di queste è sicuramente quella dei lavori per la realizzazione di una strada tra via Volta e via Carcas affidati alla ditta Edil Idea che sarebbe passata sotto il controllo di Cipriano Licenza, figlio di Luciano, imprenditore legato al clan Zagaria e condannato a 6 anni per associazione di stampo mafioso. La variazione di proprietà non veniva però comunicata alla Prefettura eludendo il sistema dei controlli antimafia. La stessa ditta avrebbe realizzato i lavori Superbonus nel condominio dove risiede l’ex sindaco Marino, committente e responsabile dei lavori.

Un’altra vicenda è quella della gara dei rifiuti sulla quale c’è anche un processo penale che vede imputato Marino. In questo caso ci sarebbero dei legami tra l’ex sindaco e Carlo Savoia, persona vicina alla criminalità organizzata proprio per quanto riguarda il settore degli appalti pubblici. Questa vicenda è stata sottolineata in sede civile solo a dimostrazione della permeabilità dell’ente di fronte a soggetti vicini ai clan. 

Un’altra questione ancora evidenziata è quella dei parcheggi IV Novembre e della Caserma Pollio che sarebbero stati gestiti esclusivamente dalla famiglia Dresia, imparentata con i Mazzara del clan dei casalesi. L’ex sindaco nella sua difesa ha sottolineato come queste società siano state iscritte nella white list della Prefettura, ma per i giudici l’amministrazione, anche di fronte a questa iscrizione, è tenuta ricorrere a controlli particolari di fronte a circostanze e interferenze illecite. 

Troppo collegamenti con la criminalità organizzata

Per i giudici insomma gli ex amministratori avrebbero avuto rilevanti collegamenti indiretti con la criminalità e ne sarebbero stati condizionati in maniera tale da compromettere le buone norme e l’imparzialità dell’amministrazione comunale.