antica cittadella
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Ospedale San Rocco di Sessa
Ospedale San Rocco di Sessa

SESSA AURUNCA - La possibile chiusura del Pronto Soccorso del Pineta Grande Hospital deve essere scongiurata. Lasciare il litorale domizio senza un presidio essenziale dell’emergenza-urgenza produrrebbe conseguenze gravissime per migliaia di cittadini e aggraverebbe ulteriormente il carico degli altri ospedali della provincia.

Su questo non possono esserci equivoci.

Ma proprio perché parliamo del diritto alla salute, non possiamo tacere davanti al doppio standard con il quale la politica regionale affronta le difficoltà di una grande struttura privata e quelle degli ospedali pubblici.

Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato all’unanimità una mozione che impegna la Regione ad attivare urgentemente un tavolo istituzionale per Pineta Grande, garantire la continuità del servizio, rafforzare il personale medico e infermieristico e monitorare costantemente la situazione. I consiglieri regionali del territorio hanno celebrato.

Una solerzia ammirevole.

Ma allora chiediamo pubblicamente ai rappresentanti politici del territorio: dov’è la mozione per il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Rocco? Dov’è il tavolo urgente per il suo personale? Dove sono le misure straordinarie per reperire i medici che mancano?

Da anni il Pronto Soccorso e la Medicina interna del San Rocco operano in condizioni di gravissima carenza di organico. Il Comitato chiede da tempo l’assegnazione di almeno quattro medici internisti, indispensabili per mettere in sicurezza i turni e garantire un’assistenza adeguata.

Siamo entrati nella stagione estiva, quando la popolazione del territorio aumenta, gli accessi crescono e diventano purtroppo più frequenti anche gli episodi di aggressione nei confronti del personale sanitario. Eppure, per il San Rocco non si approvano mozioni all’unanimità, non si convocano tavoli permanenti e non si annunciano provvedimenti straordinari.

Quando una struttura privata denuncia la mancanza di risorse, la politica accorre. Quando un ospedale pubblico perde personale, servizi e capacità operativa, il silenzio diventa assordante.

Eppure, il Pineta Grande non è stato abbandonato dalla programmazione regionale.

I documenti ufficiali della Regione Campania mostrano che il suo limite di spesa è passato da 79.202.936 euro nel 2023, secondo la programmazione richiamata dalla DGRC n. 652 del 2023, a 82.402.969 euro nel 2024, con la DGRC n. 405 del 2024, fino a raggiungere 91.188.258 euro nel 2025.

Parliamo di un incremento complessivo di quasi 12 milioni di euro in due anni, pari a oltre il 15 per cento. Soltanto nell’ultimo passaggio, dal 2024 al 2025, l’aumento è stato di circa 8,8 milioni di euro, dei quali 5 milioni per il solo Pronto Soccorso.

Il Pronto Soccorso di Pineta Grande non deve chiudere, ma non è accettabile che la mancata costruzione di una rete pubblica adeguata abbia consegnato a una struttura privata un potere contrattuale di questa portata. Nessun soggetto privato, per quanto importante, può essere messo nelle condizioni di esercitare un simile potere di ricatto sulla programmazione sanitaria regionale.

Il privato accreditato deve concorrere all’erogazione del servizio sanitario, non sostituire progressivamente il pubblico fino a diventare indispensabile e imporre poi alla collettività il conto della propria indispensabilità.

Nel frattempo, al San Rocco, il Punto nascita resta appeso a decisioni ancora precarie e continua a registrare pochi parti perché nessuno ha avuto il coraggio di intervenire sugli accordi con le strutture private che operano in diretta concorrenza con il presidio pubblico.

La Cardiologia continua a garantire risultati grazie alla dedizione del personale e del suo primario, ma non esiste una programmazione chiara per assicurare il futuro del reparto quando verranno meno le professionalità che oggi lo tengono in piedi.

Il Punto prelievi, dopo che il Comitato ha denunciato l’inidoneità dei precedenti locali, è stato trasferito negli spazi della Cardiologia, ma continua a funzionare a mezzo servizio: soltanto fino alle ore 10.30 e con un limite di venti utenti. Chi resta fuori è costretto ad aspettare oppure a rivolgersi a pagamento a una struttura privata.

È questo il modello sanitario che la politica vuole costruire? 

Cari rappresentanti del territorio, abbiate almeno il coraggio di dirlo chiaramente: il San Rocco non vi interessa, la Sanità Pubblica non è una vostra priorità. 

I cittadini sono informati.

Nessun favore. Solo diritti. 

        Comitato San Rocco Bene Comune