antica cittadella
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CASAL DI PRINCIPE (Carlo Pascarella) – L’importanza dell’ascolto e del sostegno psicologico agli imprenditori che hanno scelto la legalità di fronte ai tentativi di estorsione e di usura da parte della criminalità organizzata.

Il coraggio di Antonella

E’ questo l’esempio lanciato da Antonella Schiavone, 38enne psicologa ed imprenditrice di Casal di Principe, vicepresidente di SOS Impresa Caserta e coordinatrice del primo sportello di ascolto per gli imprenditori attraverso la Rete per la Legalità. Un impegno sociale importante e coraggioso quello intrapreso dalla dottoressa Schiavone in un territorio complicato, dove proprio il suo nome ricorda quello della nota famiglia camorristica.

antonella schiavone

L'intervista

Come nasce il suo impegno nella Rete per la Legalità e quali esperienze hanno alimentato questa vocazione?

«Le tematiche della legalità hanno sempre attraversato il mio percorso professionale e il mio attivismo sociale. Essendo imprenditrice, la sensibilità verso racket e usura è ancora più forte: sono fenomeni molto più diffusi di quanto si immagini e si insinuano ovunque vi siano fragilità economiche, isolamento territoriale o difficoltà di accesso al credito. Nei momenti di crisi molte attività diventano vulnerabili e rischiano di cadere nelle mani di circuiti illegali che promettono soluzioni immediate ma costruiscono dipendenze devastanti.»

Il suo ruolo di psicologa si intreccia con quello di imprenditrice. Quali competenze ritiene decisive nell’assistenza alle vittime?

«Coordino l’ambulatorio di ascolto e svolgo una funzione di primo approccio. Accettare l’usura o pagare il racket non è mai una scelta libera: nasce dalla paura, dall’esaurimento e dalla solitudine. Chi non riesce a ottenere aiuto regolare si sente abbandonato dalle istituzioni e vulnerabile. Quel denaro che appare come soluzione immediata ha un prezzo altissimo in termini di libertà, dignità personale e controllo della propria attività. In moltissimi casi si perde la fiducia in sé stessi e nei propri valori.»

Quali ostacoli incontrano oggi le imprese nel denunciare?

«Denunciare è un atto complesso, ma resta l’unico modo per interrompere il meccanismo. Esiste uno squilibrio crescente tra richieste di aiuto e denunce effettive. Molti strumenti di tutela non sono ancora sufficientemente conosciuti. Gli sportelli accompagnano le vittime in un percorso che è prima di tutto di ricostruzione: ho incontrato persone che avevano bisogno di ricostruire sé stesse prima ancora della propria attività.»

C’è un episodio che l’ha segnata in modo particolare?

«Sono molte le storie che porto con me. Ho visto persone perdere tutto, non soltanto il controllo della propria impresa ma anche relazioni affettive. L’isolamento sociale diventa spesso una conseguenza drammatica.»

Cosa la sostiene nei momenti più difficili e quale messaggio desidera trasmettere?

«Invito sempre a scegliere il coraggio. Essere imprenditori oggi è un grande atto di coraggio; esserlo dalla parte della legalità lo è ancora di più. Significa costruire reti, non isolarsi, denunciare quando necessario e sostenere chi lo fa. L’economia deve essere libera: la libertà non può restare un ideale astratto, ma deve diventare condizione indispensabile per uno sviluppo autentico e giusto.»