Maxi frode da otto milioni nel settore lavorazione carni: società cartiere nel Casertano
Scattano gli arresti domiciliari per due dopo indagine della Guardia di Finanza
CASERTA - Sono scattati gli arresti domiciliari per i due principali indagati dalla Guardia di finanza di Modena che a fine febbraio aveva svelato una maxi frode da oltre otto milioni di euro nel settore della lavorazione carni tra le province di Modena e Parma.
La misura cautelare
La misura cautelare personale è stata eseguita dai finanzieri ieri, dopo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione che il 21 luglio ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalle difese. Il provvedimento restrittivo della libertà sostituisce la precedente misura interdittiva del divieto di ricoprire ruoli direttivi in azienda. La Procura di Modena aveva però ritenuto la sola interdizione inefficace a contenere il pericolo di reiterazione dei reati. Accogliendo l'impostazione accusatoria, il Tribunale del Riesame di Bologna lo scorso 12 maggio aveva quindi disposto la misura degli arresti domiciliari, divenuta ora definitiva con il pronunciamento della Cassazione.
Il sistema
In particolare i due arrestati sono ritenuti promotori di un sistema fraudolento fondato su contratti d'appalto fittizi: l'effettivo ciclo produttivo delle carni, infatti, faceva capo a una srl emiliana, che si avvaleva di otto società "cartiere" dislocate tra le province di Modena, Parma, Napoli e Caserta per somministrare illecitamente manodopera. Questo schema permetteva alla società beneficiaria di abbattere i costi del personale e detrarre indebitamente l'Iva sulle prestazioni di manodopera e facchinaggio, scaricando i debiti tributari e previdenziali sulle cartiere, destinate a rimanere inadempienti. Nell'ambito dell'inchiesta restano confermati i sequestri preventivi di beni e disponibilità finanziarie per oltre otto milioni di euro a carico di 12 indagati.
