Caporalato nel Casertano, la Procura: "Il reclutamento dei lavoratori alla luce del sole"
Tutto è partito da una denuncia, lo sgomento della Cgil: "Uno scenario da Medioevo"
VILLA LITERNO/MONDRAGONE - "I fatti emersi nell'indagine sul caporalato nei terreni agricoli del Casertano sono gravi perché il reclutamento dei lavoratori avveniva sulla strada pubblica, alla luce del sole, nell'indifferenza di tante persone, che non hanno mai denunciato, anche perché probabilmente assuefatte a tali fenomeni. E l'aspetto positivo è che invece 17 braccianti hanno collaborato nell'inchiesta, trovando il coraggio di denunciare i propri sfruttatori". Così il procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Pierpaolo Bruni nel corso della conferenza stampa convocata negli uffici della Procura, alla presenza del procuratore aggiunto Graziella Arlomede che ha sottolineato "l'assiduità delle condotte", che dimostrano "la consapevolezza tanto delle persone sfruttate, che sapevano di trovare lavoro, che dei caporali e degli imprenditori ad aggirare le regole".
L'indagine e i provveimenti
L'indagine ha portato all'emissione da parte del Gip di misure di presentazione alla Polizia giudiziaria a carico di tre indagati e un obbligo di dimora a carico di un quarto, tutti accusati di essere i caporali; tutti stranieri ma di cui non è stata resa nota la nazionalità. Per altri quattro indagati, tra cui il titolare di una delle aziende agricole che utilizzava i lavoratori, è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Si sa che le vittime sono soprattutto di nazionalità indiana e pachistana. Dalle indagini (a coordinarle il sostituto Armando Bosso) è emerso che i lavoratori venivano reclutati ad una delle rotonde stradali di Villa Literno, tutte le mattine, e spesso anche in vicoletti; poi da lì venivano smistati nelle campagne del posto, o anche a Casal di Principe, Grazzanise, con i furgoni omologati per nove persone ma in cui venivano stipati 25-30 lavoratori, e spesso i mezzi erano per le merci e non avevano finestrini. Il coraggio di uno dei lavoratori, che per primo ha denunciato i caporali, ha dato l'avvio alle indagini, poi si sono piu aggiunti anche gli altri lavoratori che hanno permesso agli inquirenti di ricostruire il sistema illecito tramite appostamenti e video.
Il commento della Cgil: “Uno scenario da Medioevo”
"Quello che sta emergendo dall'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere è al di sopra di ogni immaginazione anche se non stupisce ma indigna profondamente. Uno scenario da Medioevo, con lavoratori trattati alla stregua di schiavi. Condizioni che, lo ribadiamo ancora una volta, devono portare ad una serie riflessione da parte del Governo sull'inadeguatezza del Decreto Flussi e, a dieci anni dalla sua approvazione, alla piena attuazione della legge 199 sul caporalato". È quanto afferma in una nota Elisa Laudiero della segreteria Cgil Napoli e Campania, in merito all'inchiesta che vede coinvolte sette persone, tutte domiciliate in provincia di Caserta ed accusate a vario titolo di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro per aver reclutato e impiegato manodopera clandestina. "Ieri come oggi la Flai è sul campo e nei campi per portare sostegno a chi lavora le nostre campagne e per denunciare proprio quanto oggi emerge dall'inchiesta di Santa Maria Capua Vetere e che ben sappiamo non essere legata ad episodi isolati. - ha aggiunto il segretario generale Flai Cgil Campania e Napoli, Igor Prata - Non abbiamo più tempo: aspettiamo l'approvazione della proposta di legge depositata al Consiglio Regionale per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento lavorativo e del caporalato in agricoltura".
