antica cittadella
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SAN MARCELLINO/AVERSA – Quello di ieri è stato l’ultimo giorno di scuola per tanti studenti che chiudono, dopo un anno scolastico intenso, i libri per darsi alle vacanze.

Professore in pensione

Questo venerdì però è stato l’ultimo giorno di scuola anche per un nostro caro amico, professore, giornalista e scrittore: Ettore Cantile. Docente di lingua inglese, Cantile chiude la sua carriera di professore al Liceo “Siani” ad Aversa. Dal 1 settembre infatti andrà a godersi una meritata pensione.

ettore cantile

Un immenso ricordo

Cantile lascia un incredibile ricordo di docente preparato e di uomo dalle grandi doti morali ed umane ai propri studenti. Una passione, una dedizione che non è di certo passata inosservata come testimoniano le foto con i ragazzi e le tante dediche e pensieri arrivati dagli alunni di oggi e di ieri come quella dell’ex alunno Mattia Maria (Giuseppe) Menale, giornalista e studente di Medicina.

Il messaggio di un ex studente

“La scuola, nel suo ciclo impersonale, è un congegno che consuma gessetti, ore e registri. Ma poi fioriscono le eccezioni: rari destini che non occupano una cattedra, ma fondano un territorio. Oggi che il professor Ettore Cantile firma il congedo dal Liceo Siani, l’istituzione non perde solo un docente: si priva del suo baricentro poetico, della sua quota d’assoluto.

ettore cantile

Quando arrivai al terzo anno ero un'equazione irrisolta, uno straniero privo di alfabeto. Sarei potuto affondare nell'anonimato dei banchi, ma Cantile possiede l'acume del cronista di razza e la postura del mentore: sa che dietro il silenzio non c'è il vuoto, ma un incendio che cerca la sua forma. Le sue lezioni erano quotidiani atti di sabotaggio contro la noia. Scardinava le convenzioni, guidandoci a Roma sulle tracce di Byron e Shelley non per venerare i morti, ma per insegnarci a fecondare i vivi, tramutando una sommatoria di solitudini in un'orchestra.

La sua grandezza si compiva nel fuori quota. In quegli interrogativi scagliati con la precisione chirurgica di chi esige sapere come sta la tua anima, ben prima della media sul registro. Ettore Cantile è una vocazione: un uomo che non ha spiegato la letteratura, ma l’ha brandita come grimaldello per scassinare le nostre paure.

La mia linea d'ombra ha una data e un'immagine: il 4 febbraio 2025. Quel giorno, davanti a una muraglia di sguardi, presentavo il suo volume: Essere Giornalisti. Ma il vero prodigio di preveggenza era impresso sulla copertina: per sua ostinata, visionaria volontà, a impugnare quel microfono c’ero io. Quello scatto non era una cortesia, era un'investitura laica, una profezia sigillata. In un Paese di adulti gelosi dei propri spazi, Cantile ha arretrato di un millimetro per lasciarmi la scena, battezzando il mio talento prima ancora che io stesso trovassi il coraggio di dargli un nome.

Ci sono stati i giorni del fango, in cui il dubbio di non essere abbastanza arrestava il passo. Ma il vero Maestro si rivela quando si spengono i riflettori: mi ha costretto a guardare in alto. È stato un mentore totale: di pensiero, di stile, di comportamento. Un compagno di viaggio che ha scorto l'uomo oltre lo studente.

Oggi i social si affolleranno di nostalgici ossequi. Io preferisco parlare di eredità. Quella "scintilla" che ha voluto riconoscermi non è un congedo destinato a ingiallire; è un fuoco che cammina. Quella voce che mi ha consegnato sul palco oggi è la mia penna, il mio scudo, la mia responsabilità.

Buon viaggio, Prof. Il Suo registro si chiude, ma la Sua impronta resta incisa nella carne viva del mio futuro e di quello di tutti i suoi fortunati studenti. Oltre le aule, oltre i ruoli".