Bonifica ferma nell'ex Metalplast, si mobilita il comitato: annunciata un'assemblea pubblica
L'annuncio di "Stop Impianti Alto Casertano" dopo l'interrogazione dei consiglieri regionali dei Verdi Sinistra
AILANO/MATESE - Il Comitato Cittadino “Stop Impianti Alto Casertano” prende atto con soddisfazione dell’interrogazione a risposta scritta presentata in Consiglio regionale della Campania dai consiglieri del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) Rosario Andreozzi e Carlo Ceparano sulla vicenda dell’ex impianto di trattamento rifiuti Metalplast di Ailano (CE). L’atto porta finalmente nelle sedi istituzionali le domande che da mesi i cittadini dell’Alto Casertano pongono senza ottenere risposte. I tempi della bonifica, le ragioni del mancato ricorso alle procedure più rapide e le misure urgenti di prevenzione, a partire dal rischio incendi.
I precedenti
È l’ultimo passo di un percorso che il Comitato ha avviato nell’agosto 2025 con una petizione popolare sottoscritta da oltre 1.500 cittadini, proseguito con un articolato Documento Programmatico sulla messa in sicurezza e la bonifica del sito e con una lettera aperta alle istituzioni, resa necessaria dall’emergere del sito di Ailano nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari (operazione “Erebus”). Sul piano della legittimità delle autorizzazioni, il Comitato ha intenzione di promuovere un esposto alle Autorità competenti.
Tutto bloccato
A fronte di tutto ciò – e nonostante gli atti regionali già adottati: la Delibera di Giunta n. 683/2025, l’impegno di 2,1 milioni di euro e l’approvazione, nel gennaio 2026, dello schema di accordo tra Regione Campania e Comune di Ailano– la bonifica del sito è ancora ferma. Le procedure sono di fatto in stallo, mentre i rifiuti restano dove sono, a poche decine di metri dal Fiume Lete e con un rischio incendio altissimo.
A destare ben più di un allarme è quanto il Comitato ha appreso, in via informale, attraverso interlocuzioni con il Sindaco di Ailano. Se lo schema di accordo approvato nel gennaio 2026 affidava alla Regione Campania – tramite la propria Centrale di Committenza – il ruolo di stazione appaltante, ora il baricentro si sposterebbe interamente sulla Provincia di Caserta. Ad essa non andrebbe soltanto la funzione di stazione appaltante, ma anche le fasi attuative della caratterizzazione, della progettazione oltre che la responsabilità della verifica dell’esecuzione delle attività. La Provincia diventerebbe così, di fatto, l’ente di riferimento dell’intero procedimento di bonifica. «Una prospettiva che non ci tranquillizza affatto – dichiara il Comitato – anzi ci rende oltremodo preoccupati e accresce l’incertezza, a partire dall’assenza di un cronoprogramma certo delle attività da svolgere».
Qui sta, per il Comitato, l’anomalia più grave. «La Provincia di Caserta – afferma il Comitato – è, con le sue procedure di Autorizzazione Unica Ambientale, l’ente che ha determinato il problema. Ha di fatto permesso a Metalplast, con il rilascio di due AUA nel 2018 e nel 2020, di operare allo stoccaggio e alla lavorazione di rifiuti non pericolosi in un territorio espressamente inibito a tali attività (Legge Regionale n. 14 del 2016 e dal Piano regionale dello stesso anno.) Ebbene, è proprio a questo ente che si sceglie ora di affidare l’intera regìa della bonifica». Il danno e la beffa.
Una scelta tanto più incomprensibile, osserva il Comitato, se si considera che chi delega, Regione Campania, oltre ad essere l’ente finanziatore, con 2,1 milioni di euro impegnati, ha strutture proprie per espletare ogni procedura di affidamento e seguire ogni momento dell’attuazione delle attività di bonifica. Inoltre la stessa Regione, come il Comitato ha più volte chiesto, avrebbe potuto e potrebbe tuttora intervenire in house, affidando le operazioni alla propria società SMA Campania S.p.A., con tempi più rapidi e pieno controllo pubblico di tutto il processo. «Non si capisce – sintetizza il Comitato – perché l’ente che ha contribuito a creare il problema debba diventarne il regista, mentre chi finanzia e ha gli strumenti per agire in modo rapido e trasparente sceglie di farsi da parte».
L'assemblea pubblica
Per rompere quello che definisce uno stato di sostanziale silenzio – «un’omertà di fatto sulle procedure» – il Comitato annuncia la convocazione di un’assemblea pubblica aperta alla cittadinanza, per illustrare lo stato della vicenda, gli atti prodotti e le iniziative intraprese. Data e luogo saranno comunicati nei prossimi giorni.
Il Comitato resta inoltre in attesa della risposta degli Assessori regionali competenti all’interrogazione presentata dal Gruppo AVS, che auspica giunga in tempi rapidi e con impegni concreti e verificabili.
«Continueremo a vigilare e a informare i cittadini – conclude il Comitato – il territorio non può più aspettare: ogni giorno di ritardo è un giorno in cui la salute pubblica e l’ambiente restano esposti a un pericolo che conosciamo bene».
