Pazienti maltrattati nelle strutture, i dettagli dell'indagine. I NOMI
Ospiti maltrattati, senza acqua calda: cinque le misure cautelari
SAN CIPRIANO/CASAPESENNA/CASAL DI PRINCIPE – Strutture nate per accogliere minori, anziani e persone con disabilità psichiche trasformate in centri dove avvenivano maltrattamenti, soprusi e violenze e dove a regnare era il guadagno a scapito degli ospiti.
E’ questo il sistema svelato dalla Procura di Napoli Nord dove il gip Mariangela Guida ha firmato misure cautelari per cinque persone ed inscritto nel registro degli indagati dieci persone. Al centro dell’inchiesta c’è la cooperativa sociale “Autonomy Onlus” operativa tra i comuni di San Cipriano d’Aversa, Casapesenna, Villa Literno e Trentola Ducenta.
Un sistema che, secondo la Procura di Napoli Nord, avrebbe tradito completamente la propria missione assistenziale, trasformando strutture nate per accogliere minori, anziani e persone con disabilità psichiche in luoghi dove il contenimento dei costi avrebbe prevalso sulla tutela dei pazienti. È questo il quadro ricostruito nell’ordinanza cautelare emessa dal gip Mariangela Guida, che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari e all’iscrizione di dieci persone nel registro degli indagati.
L'indagine
Le attività investigative - svolte dai militari della Sezione Operativa della Compagnia di Casal di Principe tra i mesi di luglio 2025 e marzo 2026 anche con il supporto delle attività tecniche - hanno consentito di acquisire cospicui elementi indiziari nei confronti del legale rappresentante, della coordinatrice e di alcune educatrici di cinque strutture socio-sanitarie, assistenziali, educative e riabilitative - site nei comuni di Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d'Aversa e Trentola Ducenta - in ordine a gravi e reiterate condotte di maltrattamenti posti in essere in danno di pazienti particolarmente vulnerabili poiché affetti da patologie psichiatriche, disturbi della personalità e disabilita comportamentali, in alcuni casi anche minorenni. I degenti venivano accolti sia presso le citate comunità sia all'interno di un appartamento in cohousing privo delle prescritte autorizzazioni. Nel corso delle indagini, sono stati acquisiti elementi di prova in ordine ad una violenza sessuale che sarebbe stata commessa ai danni di una giovane ospite affetta da psicosi maniaco-depressiva.
Stando agli investigatori, il controllo del sistema era gestito da Salvatore Leccia, in carcere, anche se la rappresentanza legale della cooperativa era stata affidata a Maria Claudia Iannone. Le intercettazioni sono partite dopo la denuncia presentata dallo stesso Leccia per presunte intimidazioni, solo che gli inquirenti hanno scoperto tutt’altro.
Successivamente sono stati eseguiti diversi sopralluoghi da parte dei carabinieri di Casal di Principe, guidati dal capitano Marco Busetto, insieme ai Nas. In seguito ai controlli quattro delle cinque strutture venivano chiuse.
Gli episodi
Dalle indagini sarebbe emerso un sistema gestionale orientato in modo esclusivo al profitto economico caratterizzato dal drastico contenimento dei costi di gestione, ottenuto mediante la riduzione o la privazione di servizi essenziali quali I'erogazione di acqua calda e riscaldamento, nonché dall'impiego di personale privo delle necessarie qualifiche professionali che somministrava abitualmente farmaci sedativi agli ospiti in assenza di qualsiasi prescrizione medica. Le indagini hanno consentito di delineare un sistema di gestione caratterizzato dall'esclusione degli ospiti ritenuti "scomodi" o eccessivamente complessi a favore di altri economicamente più vantaggiosi e meno impegnativi sotto il profilo assistenziale. Al fine di giustificare i trasferimenti, le proroghe delle misure o gli inserimenti nei Progetti Terapeutici Riabilitativi Individuali dei degenti presso le strutture in questione, venivano manipolate le relazioni periodiche destinate all'Autorità Giudiziaria e ai servizi sanitari, determinando così un ingiusto aggravio di spesa per il Servizio Sanitario Pubblico. Il provvedimento oggi eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
I nomi
Tra i destinatari delle misure cautelari risultano Leccia, Iavarone, Maria Claudia Iannone, Teresa e Franca Crispino. Tra gli indagati a piede libero ci sono Pasqualina Verola, Maddalena Carfora, Sofiya El Hadi, Giuseppe Della Gatta e Catello De Simone
