Processo all'ex comandante, parla la collega "vittima": "Spinta e minacciata"
La testimonianza in aula: "Io vessata con provvedimenti disciplinari, era protetto dall'amministrazione"
MONDRAGONE – “Mi spinse facendomi cadere ed urtare col gomito contro il davanzale della finestra. I miei colleghi mi soccorsero ed alcuni trascinarono via Bonuglia in corridoio. Da loro seppi che estrasse la pistola di servizio minacciandomi ed ingiuriandomi”.
Sono queste le parole raccapriccianti della testimonianza della luogotenente Filomena Nugnes, in servizio al comando di Polizia Municipale di Mondragone dal 2000, pronunciate davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto dal giudice Rosetta Stravino, nell’ambito del processo all’ex comandante della Polizia Municipale di Mondragone David Bonuglia, attualmente ai domiciliari, accusato di corruzione, concussione, peculato, falso e violenza privata.
L'aggressione e i provvedimenti disciplinari
L’aggressione raccontata è collegata alla richiesta di delucidazioni avanzata dalla Nugnes in merito alla disparità di trattamento da parte del comandante tra i colleghi a tempo determinato e quelli a tempo indeterminato. La Nugnes è stata ascoltata dal sostituto procuratore Stefania Castaldi raccontando la violenza subita: “Mi portarono in ospedale, ero sconvolta. Ebbi tre giorni di prognosi. Avevo paura delle ritorsioni, mi sentivo sola. Dopo l’episodio di violenza venni chiamata dall’ex sindaco Virgilio Pacifico e dal vice di allora, oggi sindaco, Francesco Lavanga. La situazione venne presa con superficialità, quasi fosse colpa mia”.
La Nugnes ha poi sottolineato come l’atteggiamento di Bonuglia fosse cambiato con l’arrivo del personale a tempo determinato del concorso 2021. E’ allora che sarebbero cominciate le disparita stando al racconto della teste. “Le ritorsioni – ha dichiarato la Nugnes – sono cominciate subito dopo la scadenza dei termini per presentare querela per l’episodio della spinta. Sono cominciate le note di demerito che si ripetevano di mense in mese e i provvedimenti disciplinari. Ho sporto denuncia contro i provvedimenti ingiusti che hanno danneggiato la mia carriera anche in termini economici. Il comandante era protetto dall’amministrazione di allora ed era inutile rivolgersi a loro. Denunciai tutto in Procura”.
Il comandante abusava di alcool
Nella sua lunga dichiarazione la Nugnes si è soffermata su alcuni probabili problemi con l’alcol da parte del comandante: “Sosteneva che io apponessi la sua firma senza permesso su 69 autorizzazioni e contrassegni per gli invalidi. La verità è che lui firmava gli atti che gli sottoponevamo, salvo poi negare il tutto. Non era lucido. Il pomeriggio non si poteva parlare con lui. Era sempre ubriaco, lo era tutti i giorni. Puzzava d’alcol ed era aggressivo. Rientrava al comando e ci insultava”.
La Nugnes ha raccontato anche di forti umiliazioni subite: “Passai nel corridoio e c’era Bonuglia con altri colleghi e vedendomi passare si rivolse al collega dicendo che mi aveva pomiciata. Lo sentii e chiesi spiegazioni e lui faceva finta di ignorarmi. Mi sentii umiliata, mi sento male fisicamente e chiamo l’ambulanza. Lui non volle far entrare l’ambulanza nel cortile del comando. I sanitari però riuscirono a passare e lui continuò a frapporsi tra i medici e l’ingresso del comando. Pretese che i medici mi visitassero in sua presenza. Anche in quella occasione faccio una lettera inviata alla commissione disciplinare che purtroppo rimane lettera morta
La vicenda dell'alloggio abusivo
Il teste è poi intervenuta anche sulla vicenda dell’alloggio abusivo del comandante presso il comando di Polizia Municipale. La Nugnes ha infatti ricordato che “col trasferimento dalla vecchia alla nuova sede in via Duca Degli Abruzzi, Bonuglia si è trasferito al comando di polizia locale. Non era però previsto che gli toccasse alcun alloggio. Si era quindi trasferito arbitrariamente. Lui abitava al primo piano. Il comando era suddiviso in due piani e parte dei locali al primo piano li aveva adibiti ad abitazione. Io e i colleghi denunciammo l’abuso. Prima ancora facemmo una riunione col sindaco Pacifico, che non ci ascoltava, anzi ci indirizzò un provvedimento disciplinare. Dopo però la denuncia e l’accertamento dell’abuso il responsabile dell’Ufficio Tecnico Comunale Salvatore Catanzaro fece un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi. Bonuglia insieme a due colleghi dell’ufficio edilizia, i due Piazza e Papa, fece un sopralluogo e verbalizzò che c’era stato il ripristino allegando foto della cucina e camera da letto rimossa. Lo stato dei luoghi non era stato per nulla ripristinato. Dal sopralluogo successivo dei carabinieri scoprimmo che non era stato rimosso nulla. Lui non è mai andato via, ha continuato ad abitare lì”.
I rapporti con l'ex comandante dei carabinieri
Sotto il profilo giudiziario sono state sicuramente importanti anche le dichiarazioni in merito al rapporto tra il comandante Bonuglia e l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Mondragone Francesco Di Battista: “Bonuglia sapeva sempre cosa noi facevamo all’interno della caserma dei carabinieri. Sapeva sempre quando io e i miei colleghi venivamo convocati non solo da loro ma anche da altri corpi come il commissariato di Castel Volturno. Sapeva sempre tutti i nostri spostamenti. Noi spesso quando eravamo convocati in caserma chiedevamo ai carabinieri proprio come fare per far sì che il comandante non scoprisse che eravamo lì e non ci veniva data alcuna risposta. Di Battista era suo amico ed era spesso al nostro comando”.
