Assegno di Cura in ritardo, l'amarezza di un papà di Maddaloni: "Veniamo lasciati soli"
Le parole toccanti di Angelo Ventrone, padre di un bambino autistico: "Non stiamo chiedendo un favore, ma solo un diritto"
MADDALONI - «Dietro ogni persona con disabilità grave c'è una famiglia che si fa carico di un'assistenza continua, silenziosa e faticosa». Con queste parole Angelo Ventrone di Maddaloni, papà di un bambino autistico, ha lanciato un appello pubblico in un post pubblicato online. Chiede trasparenza alle istituzioni sui ritardi nell'erogazione dell'Assegno di Cura, la misura che dovrebbe sostenere le famiglie che assistono un congiunto non autosufficiente.
Le difficoltà delle famiglie
Nel suo messaggio Ventrone descrive una situazione che, dice, le famiglie vivono da tempo. «Lo facciamo con amore, ma molto spesso veniamo lasciati soli», scrive. Per legge le istituzioni dovrebbero garantire un sostegno, eppure, racconta, le famiglie si ritrovano «costrette a elemosinare» quello che considera un diritto. Alle richieste di spiegazioni sui ritardi, sostiene, la risposta è sempre la stessa: i fondi sarebbero bloccati in banca o fermi per problemi contabili.
Perchè il meccanismo si inceppa?
Una giustificazione che Ventrone non accetta. Le risorse destinate alla non autosufficienza, ricorda, vengono regolarmente ripartite e inviate dagli enti regionali. «I soldi partono», sottolinea. Da qui la domanda che pone alle istituzioni: se le Regioni fanno la loro parte, perché il meccanismo si inceppa nell'ultimo miglio, tra i meandri della burocrazia territoriale? Le difficoltà tecniche degli enti e la lentezza della macchina amministrativa, afferma, non possono ricadere su chi è già fragile.
Le richieste
Il post si chiude con tre richieste precise a tutte le istituzioni coinvolte: sapere con chiarezza che fine fanno i fondi già stanziati, quali sono i reali motivi tecnici che ne bloccano l'arrivo alle famiglie e, soprattutto, quando verranno finalmente erogati. «Non stiamo chiedendo un favore», ribadisce. «Stiamo rivendicando dignità e rispetto per chi vive la disabilità sulla propria pelle ogni singolo giorno».
Ventrone invita infine a condividere il post, perché, spiega, «non è la battaglia di una sola persona, ma una questione di civiltà che riguarda noi tutti».
