antica cittadella
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Immagine realizzata con IA
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REGIONALE - La nuova frontiera della falsificazione. Documenti apparentemente integri ma privati del componente elettronico. Si valuta anche il possibile riutilizzo dei chip nelle frodi d'identità. Non è più soltanto una curiosa anomalia riscontrata durante un controllo. 

Terzo caso in pochi giorni

Ad Acerra il fenomeno delle carte d'identità elettroniche private del microchip sembra assumere una dimensione che merita attenzione. Quello emerso nelle ultime ore è, infatti, il terzo caso registrato in pochi giorni sul territorio, con una dinamica che presenta un elemento comune. Il chip della Cie risulta rimosso con un taglio estremamente preciso, incompatibile con un normale deterioramento accidentale. L'ultimo episodio è stato accertato dai Carabinieri della stazione di Acerra nel corso di un servizio di controllo del territorio. Un uomo è stato denunciato perché trovato in possesso di una carta d'identità alla quale era stato asportato il microchip. Il documento è stato sequestrato e la vicenda è stata segnalata all'autorità giudiziaria. Ed è proprio quel piccolo componente elettronico, quasi invisibile sulla superficie della carta, a rappresentare oggi il punto centrale della vicenda.

Il perchè di queste azioni

La Carta d'Identità Elettronica non è soltanto una tessera con fotografia e dati anagrafici. Il microprocessore costituisce una componente fondamentale dei sistemi di sicurezza e di identificazione digitale. Il chip contiene dati personali e biometrici e consente l'autenticazione digitale e l'accesso a servizi online. La sua asportazione, quindi, altera materialmente il documento e può renderlo inutilizzabile per le verifiche elettroniche. E qui si apre il capitolo più delicato. Perché qualcuno dovrebbe togliere il chip? Le ipotesi sono diverse e non necessariamente riconducibili allo stesso fenomeno. Il chip - rimosso in modo chirurgico - potrebbe diventare una sorta di "pezzo di ricambio" per costruire identità contraffatte più credibili. Le indagini sono in corso e non è possibile affermare che i tre casi di Acerra siano collegati tra loro, né che i chip rimossi siano stati effettivamente rivenduti o utilizzati per realizzare documenti falsi.