Processo all'ex comandante, parla un sottoposto: "Da lui minacce continue"
Il testimone ha anche riferito in merito all'appartamento abusivo all'interno del comando di Mondragone
MONDRAGONE – Nuova udienza del processo che vede imputato l’ex comandante della Polizia Municipale di Mondragone David Bonuglia accusato di corruzione, concussione, peculato, falso e violenza privata.
La testimonianza del luogotenente
Dinanzi alla seconda sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Rosetta Stravino, è stato ascoltato un altro ex collega del Bonuglia, il luogotenente della Polizia Municipale in quiescenza Salvatore Pagani. Nel corso delle sue dichiarazioni, il testimone ha ripercorso i fatti dell’abuso edilizio nella sede del nuovo comando della Polizia Municipale in via Duca degli Abruzzi a Mondragone. Per il luogotenente il comandante “aveva eseguito dei lavori, scoperti poi essere abusivi poiché senza autorizzazione da parte dell’ufficio tecnico comunale, che riguardavano gli impianti come luce, acqua e gas e la realizzazione di una parete in cartongesso al primo piano”. Proprio questa parete, stando alle dichiarazioni del teste serviva a dividere la zona di servizio da quella dell’appartamento di cui solo Bonuglia aveva le chiavi. Nonostante poi il provvedimento di ripristino dello stato dei luoghi disposto dal responsabile dell’ufficio tecnico, prosegue le testimonianza, “Bonuglia continuò a vivere al comando. I lavori furono eseguiti dalla ditta di Francesco Verazzo la stessa che si occupò della realizzazione degli attraversamenti pedonali, su disposizione del comandante Bonuglia. Sulla ditta furono fatti degli accertamenti e non risultava tra quelle iscritte nella white list della Prefettura. Riguardo il mobilio posso dire che la camera da letta provenne dalla ditta di Pietropaolo. Ci fu una prima fattura mandata al Comune e una seconda poi diretta a Bonuglia. Sono stati fatti altri controlli sull’alloggi come quelli da parte dei carabinieri di Mondragone che appunto accertarono che il ripristino non è mai stato fatto. Il comandante diceva sempre che stava tutto apposto e che lui poteva fare ogni cosa”.
Le minacce ai sottoposti
Il luogotenente è anche intervenuto sul tipo di rapporti che il comandante intratteneva con i suoi sottoposti: “All’inizio era buoni, ma poi peggiorarono e arrivava più volte a minacciarci. La minaccia continua era quella che lui sapeva tutto, sempre e che era inutile che tentavamo azioni contro di lui, lui era sempre in grado di sapere tutto su come ci muovevamo grazie all’aiuto di altre forze di polizia. Ci ripeteva spesso che lui era il massimo, era al vertice della cupola del potere e noi non potevamo niente contro di lui”.
La prossima udienza si svolgerà nel mese di lugli quando verrà escussa la testimonianza di una vigilessa.
