antica cittadella
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Immagine realizzata con IA
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CASERTA/MARCIANISE -  Ci sarebbe stata una vera e propria "saldatura" tra gli interessi degli imprenditori e quelli dei pubblici ufficiali nell'assegnazione dei lavori per la realizzazione della linea ferroviaria ad Alta Velocità Napoli-Bari. Lo sottolinea il gip di Napoli Federica Girardi nell'ordinanza con la quale ha disposto 20 misure cautelari al termine di indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura partenopea (pm Henry John Woodcock). 

L'infrastruttura

La linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Napoli-Bari è ritenuta una delle principali infrastrutture strategiche del Mezzogiorno: è finanziata anche con risorse del Pnrr e l'impegno economico complessivo ammonta a circa 5,8 miliardi di euro. La realizzazione dell'opera è articolata in diversi lotti e tratte, con Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. (Rfi) quale stazione appaltante e Italferr S.p.A. impegnata nelle funzioni tecniche di progettazione, direzione, supervisione e controllo. Le presunte irregolarità non sono attribuite alla stazione appaltante ma riguardano persone operanti negli altri livelli della filiera. 

Scambio di favori e caporalato

I rapporti tra presunti corrotti e corruttori vengono descritti come "sistematicamente connotati dallo scambio di favori reciproci" fino, in alcuni casi, a un vero e proprio "asservimento delle proprie funzioni agli interessi" dell'impresa favorita. In una intercettazione riguardante il filone caporalato, gestito dall'egiziano Ali Salah Ali Abdelati (destinatario di un provvedimento del gip), uno degli imprenditori indagati cerca "un rudere di campagna" dove sistemare una decina di extracomunitari e nell'ordinanza si fa chiaro riferimento al fatto che sono sottopagati e tenuti in condizioni "disumane". 

Per i rifiuti smaltiti da una delle aziende finite nell'indagine, materiale frutto degli scavi in galleria nel tratto che interessa Grottaminarda, malgrado contenessero tracce di amianto sarebbe stato adoperato un codice di classificazione che riguarda scarti non pericolosi. L'inchiesta, infine, ha documentato anche rapporti tra alcuni imprenditori impegnati nell'esecuzione dei lavori e persone ritenute appartenenti o, comunque, vicine alla criminalità organizzata, in particolare al clan Belforte di Marcianise (Caserta) ma va sottolineato che il giudice, in questa circostanza, non ha ritenuto di dover riconoscere la sussistenza dell' agevolazione mafiosa.