antica cittadella
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CASERTA - Si è avvalso della facoltà di non rispondere l'ispettore della Polizia di Stato 56enne Andrea Garofalo, arrestato ieri dalla Squadra Mobile di Caserta nell'ambito di un'indagine coordinata dalla Procura di Napoli Nord; con Garofalo è finito in carcere il commercialista 63enne Domenico D'Agostino. 

L'accusa di concussione

Entrambi sono accusati di concussione (l'agente anche di rivelazione di segreto d'ufficio), per aver messo in piedi un sistema di mazzette per le iscrizione delle imprese o la permanenza delle stesse nella White List della Prefettura di Caserta. Si tratta di un elenco che annovera le aziende "non mafiose", abilitate a stipulare contratti di fornitura e lavori con la pubblica amministrazione. 

Una figura centrale

Centrale per gli inquirenti la figura di Garofalo, responsabile da anni degli accertamenti patrimoniali e delle informazioni antimafia della Divisione Anticrimine della Questura di Caserta e, anche, componente del Gruppo Interforze Antimafia (Gia) che, nella Prefettura di Caserta, si occupa di interdittive antimafia alle aziende. Tra i compiti svolti figura anche l'iscrizione e aggiornamento della White List delle imprese. 

Scena muta

Tra gli episodi contestati, quello basato sulla denuncia di un imprenditore edile, da cui il poliziotto si sarebbe fatto promettere 10mila euro e due colombe pasquali da 80 euro per "agevolare" l'aggiornamento di una società dell'imprenditore nella "white list" della Prefettura di Caserta. Garofalo, nel corso dell'interrogatorio di garanzia svolto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere davanti al Gip, ha deciso di non rispondere; il suo avvocato difensore Gabriele Piatto lo descrive come molto provato e valuta di presentare ricorso al Tribunale del Riesame di Napoli. Due gli imprenditori che hanno denunciato il "sistema" creato da Garofalo e D'Agostino, ma gli inquirenti ritengono che siano molti di più quelli che negli anni hanno "oliato" col business illecito; e ieri infatti, nel corso della conferenza stampa convocata ad Aversa negli uffici della Procura della Repubblica di Napoli Nord, il procuratore Domenico Airoma ha rivolto un appello a denunciare alle vittime finora rimaste in silenzio.