antica cittadella
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MADDALONI – Fare impresa tenendo ben saldo il valore umano in maniera tale da farlo prevalere su quello più duro e spietato del mero guadagno è forse la sfida più illuminata della nostra contemporaneità.

Eppure anche in una realtà più ristretta come quella campana e casertana, un esempio di tale idealistica necessità la possiamo trovare, anzi l’abbiamo trovata. Si tratta di Second Life, l’azienda dell’imprenditore maddalonese Antonio di Nuzzo.

La missione di Second Life

L’impresa è specializzata nel settore del recupero e del riutilizzo di rifiuti tessili. Da tre generazioni, Second Life recupera scarpe, borse ed abiti dismessi trasformandoli e rimettendoli poi sul mercato sia in Italia che in giro per il mondo. 

Attraverso un processo all’avanguardia che punta molto sulle competenze di esperti selezionatori si riescono a recuperare ben il 95% dei prodotti che arrivano in azienda. Tutto questo avviene in diverse: dopo la separazione, la selezione, l’igienizzazione dei prodotti e, se necessario, la riparazione. Al termine di queste fasi il prodotto viene rimesso sul mercato. Una vera e propria seconda vita. Dal 2019 l'azienda afferma di aver recuperato più di due milioni di chilogrammi di rifiuti tessili, oltre 7 milioni di pezzi a fine ciclo vita. Uno dei mercati prediletti dal flusso dei prodotti di Second Life è sicuramente l’Africa Occidentale

L’obiettivo non impossibile di Second Life è quello di arrivare al recupero totale del prodotto, riuscendo a colmare quel rimanente 5% che purtroppo è rappresentato da alcuni elementi di scarto.

Fare impresa senza dimenticare l'uomo

Come dicevamo all’inizio, Second Life non è soltanto un’azienda, ma un esempio di come fare impresa tenendo conto dei valori umani e ambientali. “Second Life è una filosofia – spiega l’imprenditore Antonio di Nuzzo – La nostra azienda è unica nel settore del recupero dei rifiuti tessili. Tutto questo presuppone un lavoro alle spalle fatto di passione, tenacia e competenza. Abbiamo voluto puntare su un espediente che viene preso poco in considerazione, soprattutto nel settore dell’abbigliamento, che è quello del recupero, perché siamo convinti che nel mondo contemporaneo esso rappresenti una necessità per i cittadini sempre più schiacciati da logiche eccessivamente consumistiche. E per fare questo non potevamo non puntare sulle energie umane. Abbiamo naturalmente dei macchinari anche innovativi, ma per noi rimane essenziale l’occhio del dipendente che viene formato, cresce e acquisisce delle competenze mettendole poi a sostegno della nostra realtà. E’ questo forse il più bel messaggio promozionale di Second Life”.