antica cittadella
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REGIONALE/MADDALONI - «Il Programma annuale 2026 per la valorizzazione dei beni confiscati conferma l’impegno della Regione, ma la vera sfida è accelerare il recupero e il riutilizzo. I beni sottratti alle mafie devono tornare alla collettività in tempi certi, non restare chiusi o bloccati dalla burocrazia». Lo dichiara il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Vincenzo Santangelo, presidente della Commissione speciale Anticamorra e Beni confiscati della Regione Campania, commentando l’approvazione del Programma annuale degli interventi per la valorizzazione dei beni confiscati – 2026. 

Interventi rilevanti

«Nel documento – spiega Santangelo – sono previsti interventi rilevanti: 15 milioni di euro a valere sul PR FESR 2021/2027 per il recupero funzionale degli immobili confiscati, con 9 progetti già finanziabili integralmente e un decimo in copertura parziale; 1,5 milioni di euro dalla legge regionale 7/2012 per nuovi interventi di ristrutturazione e rifunzionalizzazione, con un tetto di 300 mila euro a progetto e l’obbligo di piena operatività entro 12 mesi dall’anticipo; e ulteriori 300 mila euro per supportare i soggetti gestori dei beni già concessi in uso». «Particolarmente importante – prosegue – è la scelta di legare i finanziamenti a tempi certi di realizzazione. È una direzione giusta: la confisca ha senso solo se il bene torna a generare legalità, servizi e lavoro. Non possiamo permetterci immobili abbandonati o progetti che restano sulla carta». 

Le azioni di formazione

Santangelo evidenzia anche le azioni di formazione e rafforzamento delle competenze, a partire dal Corso di Alta Formazione COBEC e dalle collaborazioni con ANBSC, Agrorinasce, Università e Fondazione Pol.I.S., oltre alle iniziative di sensibilizzazione rivolte a scuole e cittadini.«La Commissione che presiedo continuerà a vigilare sull’attuazione del Programma – conclude –. Chiederemo conto dei tempi di assegnazione, dell’efficacia della spesa e della reale restituzione dei beni alla comunità. Solo così la confisca diventa davvero uno strumento di riscatto e non resta un atto formale».