antica cittadella
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MADDALONI – Soccorsi in ritardo è un’espressione che sentiamo tanto spesso nel nostro paese che sembra ormai non far più notizia. Eppure quando gli effetti di questo fenomeno triste ti vengono a colpire in prima persona creano tanta rabbia.

Il decesso

E’ un po' questo quello che si profila dietro la vicenda della morte di Michele Sergio avvenuta qualche giorno fa in via Vallone a Maddaloni. Quella mattina il 78enne è stato colpito da un malore che purtroppo l’ha strappato all’affetto dei propri cari. Quello che però non deve passare inosservato è come tutto questa triste e straziante vicenda sia avvenuta.

La testimonianza dei figli

Proprio per questo oggi abbiamo dato voce ai due figli di Michele che hanno assistito direttamente a quanto avvenuto. L’elemento principale denunciato dai due fratelli è il ritardo dei soccorsi. Stando a quanto hanno raccontato infatti, la prima chiamata al 118 è avvenuta poco dopo la caduta in terra di Michele nei pressi di un noto negozio di abbigliamento, cioè dopo il malore improvviso, effettuata da un passante. Poco dopo, intorno alle 11:45 i due fratelli sono giunti sul posto: “Abbiamo trovato nostro padre seduto a terra e con la testa appoggiata alla spalla. A quel punto lo abbiamo steso in terra e abbiamo sentito il polso che era molto debole. Abbiamo effettuato più di 15 chiamate al 118. Prima ci hanno detto che l’ambulanza stava arrivando da Marcianise, poi da Aversa e nel frattempo i minuti passavano”. 

Dopo una ventina di minuti, sul posto si è fermata una cittadina che, qualificatasi come infermiera, ha cominciato ad effettuare un massaggio cardiaco. Nel frattempo uno dei due fratelli, con un’auto messa a disposizione da una residente della zona, si avviava all’Asl per chiedere un defibrillatore ed un aiuto da parte del personale medico: “Ho chiesto aiuto. Prima mi hanno mandato a prendere il defibrillatore che ho staccato personalmente dalla cassettina, poi però quando ho chiesto se ci fosse un medico, mi hanno detto che c’era un cardiologo al piano superiore, ma che dovevo andarlo a chiamare io e che comunque il personale dell’Asl non poteva uscire per operare fuori”.

Mentre uno dei fratelli andava all’Asl, l’altro continuava a sollecitare l’intervento dei sanitari del 118 ed anche di un’automedica: “Ho pensato di chiedere magari l’intervento di un’automedica e mi è stato risposto che avevano trasmesso la comunicazione e che stava arrivando”.

L'arrivo dei soccorsi

Alla fine però la prima ad arrivare sul posto sono stati i soccorritori del 118 dopo oltre 45 minuti e pochi minuti dopo è arrivata anche l’automedica. “Sono arrivati dopo quasi un’ora e a quel punto per mio padre non c’era più nulla da fare. Non potremo mai sapere cosa sarebbe successo con i soccorsi in tempo. Magari nostro padre sarebbe morto lo stesso, ma quanto avvenuto non deve passare in silenzio per il bene della collettività”. 

Una domanda incancellabile

Una vicenda che lascia attoniti e sconvolti quella raccontata dai fratelli Sergio. Perdere una persona cara come un padre scuote un’esistenza. La morte naturalmente è un passaggio che tutti mettono in conto, ma al dolore non può e non deve aggiungersi la rabbia ed il rimorso. Episodi come quello che ha colpito questa famiglia infatti lascia nel cuore di chi l’ha vissuto una frase indelebile e che è difficile da cancellare dalla mente: “Se i soccorsi fossero arrivati in tempo, mio padre si sarebbe potuto salvare?”. E’ questa la domanda che non avrà risposta e che va a rendere più straziante un dolore forte ed indelebile.