antica cittadella
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Lo strazio dei genitori di Sofia
Lo strazio dei genitori di Sofia

MADDALONI (ore 12.30): La cerimonia funebre si è appena conclusa dopo il lancio di palloncini blu e rossi mentre le compagne salutavano il feretro con i palleggi, la commozione è stata tantissima. Papà Fabio ha rassicurato le amiche asciugandole le lacrime. Il tutto è avvenuto in una grande compostezza e commozione. 

Il feretro ha proseguito verso il cimitero comunale tra le lacrime e gli applausi. I due genitori, lo zio, i nonni, il coach Giovanni lo hanno accompagnato a piedi. 

MADDALONI (ore 11.30): Il vescovo Pietro Lagnese che ha officiato la messa insieme a diversi parroci di Maddaloni: “Sofia vive”. Prima della Santa Messa ha avuto uno scambio di parole con i due genitori Fabio e Antonella, i quali hanno ribadito che invocano giustizia per la figlia.

 

MADDALONI (ore 11.03): Le testimonianze delle amiche di Sofia: “Eri una ragazzina altruista con la compostezza di tua madre e l'ironia di tuo padre”. Una compagna di classe: “Sofi, quante risate ci siamo fatte. Non ti sono riuscita a dire ti voglio bene, ma so che tu lo sapevi. Ti prego, ora, stacci accanto, continuiamo a ridere insieme. Il messaggio delle 7.45 ogni mattina: “Sbrigati è tardi” mi mancherà". 

MADDALONI: “Ciao boss”. Due parole semplici, quotidiane, che oggi pesano come un macigno e risuonano tra le lacrime di un’intera comunità. È così che amici e compagni stanno salutando in questi minuti Sofia Di Vico, ed è così che in tanti, questa mattina, hanno scelto di dirle addio.

"Ciao boss", Maddaloni si ferma per l'addio a Sofia

Si stanno tenendo in questi minuti, nella chiesa della Santissima Annunziata, nel cuore di Maddaloni, i funerali della 15enne scomparsa giovedì sera, quasi certamente a causa di uno shock anafilattico dopo una cena in un ristorante di Ostia Lido. Doveva essere un viaggio di entusiasmo e sport, un torneo con la sua squadra, l’Under 15 della Unio Basket Maddaloni diretta da Giovanni Monda. Doveva essere un ricordo felice. Si è trasformato in tragedia.

La chiesa è colma, ma il silenzio è composto, rispettoso. In prima fila siedono i genitori, Fabio e Antonella, stretti in un dolore che non ha nome. Accanto a loro lo zio Gianni, i nonni, i familiari. Dietro, un’intera città. Maddaloni si è fermata, unita, per salutare una delle sue figlie più giovani.

Le compagne di squadra indossano una maglia numero 30 dedicata a lei con la scritta “Ciao Boss”. Gli occhi lucidi, le mani intrecciate, lo sguardo fisso verso quella bara bianca che sembra troppo piccola per contenere un’assenza così grande. Ci sono gli amici del liceo Nino Cortese, i professori, chi l’ha conosciuta tra i banchi e ne ricorda l’impegno, la gentilezza, quel sorriso che non mancava mai.

Squadra e amici con la maglia col numero 30. In prima fila i genitori, i parenti e la società di basket

Una studentessa modello, è stato ricordato durante il rito. Una ragazza che non si risparmiava, che viveva con intensità ogni giorno. Il dirigente scolastico Marcellino Falcone ha voluto salutare i genitori all’inizio della cerimonia, stringendosi a loro in un abbraccio collettivo che prova, senza riuscirci davvero, a lenire il dolore.

Vicino alla bara, il gonfalone del Comune e il presidente del consiglio comunale Angelo Campolattano. Maddaloni ha proclamato il lutto cittadino. Un gesto che racconta quanto Sofia non fosse solo una figlia, una compagna, un’amica, ma un pezzo vivo di questa comunità.

Fuori dalla chiesa, il tempo sembra sospeso. Dentro, tra le navate, restano le parole non dette, i sogni interrotti, le risate che non torneranno più. 

E quel “Ciao boss” sussurrato tra le lacrime diventa promessa e ricordo, un modo per non lasciarla andare davvero.

Perché chi ha saputo farsi voler bene così, non smette mai di vivere nei cuori di chi resta.

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