Morte del maresciallo Giovanni Sparago, scontro tra le parti: "Analisi sul Dna non esaustiva"
Secondo gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo farebbe sparire le impronte papillari sulla pistola: nuovi dubbi da sciogliere
CURTI - L’indagine meglio l’analisi del solo DNA ordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di La Spezia - secondo i difensori della famiglia del povero maresciallo Giovanni Sparago - non è esaustiva e sufficiente. Gli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo sostengono - secondo quanto ha riferito il loro consulente il noto genetista di fama nazionale dott. Ugo Ricci - farebbe sparire le impronte papillari sulla pistola. Quindi - a loro avviso - prima deve essere effettuato l’analisi e la ricerca delle impronte latenti papillari e poi quello del DNA sull’arma.
Lo scontro tra le parti
Oramai è scontro dialettico aperto tra le parti, ma lo scopo - precisa il noto penalista casertano avv. Raffaele Crisileo - è quello di giungere a scoprire la verità e soprattutto sapere se e quante persone hanno toccato l’arma di Giovanni dopo il decesso e se hanno sottoscritto una specifica annotazione di servizio dopo aver effettuato una operazione del genere. Dopo sei mesi dall’evento tragico continuano dunque le indagini per ricostruire la dinamica della morte del maresciallo dei carabinieri Giovanni Sparago di Curti di soli 25 anni.
Tre strade da percorrere
Ora il Pubblico Ministero della Procura di La Spezia, la dott.ssa Monica Burani, delegata a svolgere le indagini sulla morte di Giovanni Sparago, e titolare del fascicolo d’indagine, ha alternativamente una triplice strada da percorrere : o accogliere la ennesima richiesta degli avvocati Gaetano e Raffaele Crisileo che rappresentano la famiglia del sottufficiale deceduto, e dunque annullare la data per il prossimo 10 novembre per gli accertamenti tecnici irripetibili, relativi al DNA ovvero repertamento e alle analisi volte alla ricerca di eventuali tracce biologiche presenti sulla pistola "Beretta" appartenuta in vita al maresciallo Giovanni Sparago; l’analisi balistica non solo dell'arma, ma anche del bossolo e dell'ogiva repertati accanto al cadavere, al fine di verificare se l'ogiva e il bossolo siano appartenuti a una cartuccia esplosa dall’ arma in questione appartenuta a Giovanni. Gli accertamenti devono essere eseguiti il 10 novembre prossimo presso la Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e la Sicurezza Cibernetica - Servizio Polizia Scientifica, Sezione Forense Divisione V e della Sezione di Indagini Balistiche della Divisione IV di Roma. Oppure come seconda strada il pubblico ministero deve annullare questo accertamento irripetibile e lo fa precedere da un esame sulle impronte papillari latenti sempre con accertamento irripetibile che deve precedere quello del DNA come hanno chiesto gli avvocati Crisileo come detto in contraddittorio tra le parti oppure - ed è la terza strada ancora - autorizzare la difesa della famiglia Sparaco, in particolare il loro genetista, il dottore di ricerca Ugo Ricci ad eseguirlo siffatto accertamento della ricerca delle impronte capillare in proprio come indagine difensiva. Ciò in virtu’ di un principio unanimemente riconosciuto dalla letteratura scientifica in materia: se si esegue prima l’esame del DNA questo esame cancella necessariamente le impronte e non si saprà mai chi ha toccato o manovrato l’arma dopo il decesso o prima del decesso di Giovanni. Se invece avviene viceversa - come sostiene l’avv. Crisileo e il dott. Ricci - non si ha alcuna alterazione dell’arma in dotazione al povero Giovanni e rinvenuta sulla scena del crimine e quindi del DNA su di essa presente.
Un mistero da chiarire
In buona sostanza resta il mistero da chiarire : se si tratta di un mero atto di autolesionismo del giovane sottufficiale ( inspiegabile secondo i genitori visto che Giovanni era un giovane solare, pieno di vita, stava preparando gli esami per entrare nell’accademia per ufficiali dei carabinieri e si sentiva con il padre per telefono tutti i giorni ) oppure se trattasi di una ipotesi di istigazione al suicidio a seguito di atti di mobbing e vessazioni psicologiche posti in essere ai danni di Giovanni oppure ancora ed infine se trattasi di un omicidio meramente colposo dovuto a un scherzo da caserma finito tragicamente male. I dubbi da sciogliere restano tanti a distanza di ben sei mesi dal tragico evento. Intanto gli avvocati Crisileo hanno preannunziato un ricorso previsto dal codice di rito in caso di diniego del Pubblico Ministero di non autorizzare l’analisi delle impronte papillari che ritengono indispensabile: disporre anche la ricerca, l'eventuale repertamento e l'analisi delle impronte papillari presenti sulla pistola Beretta di Giovanni ai fini della loro possibile identificazione e comparazione. Da farsi assolutamente prima dell’esame del DNA.
Si attende la decisione del magistrato
Si attende ad horas la decisione del magistrato spezzino in risposta della richiesta trasmessa dall’avv. Crisileo.
Per la cronaca Giovanni Sparago era in servizio alla Stazione Carabinieri di Borghetto Vara, a pochi chilometri da La Spezia in Liguria, ed è morto il 18 aprile scorso presso il Comando Provinciale di La Spezia dopo un breefing svolto in quella caserma. È emerso che le particelle dello STUB ritrovate sul giovane sono veramente minime. Solo otto! Ciò potrebbe aprire diverse prospettive di investigazione e possibile nuove ipotesi di indagine che potrebbero portare a risultati inaspettati. In un quadro del genere si spera di recepire elementi di assoluta novità per giungere alla chiave di svolta della vicenda accaduta il 18 aprile scorso: la morte di Giovanni Sparago negli uffici del Comando Provinciale di La Spezia.