Rapina all'ex sindaco, sbuca l'ipotesi dell'intimidazione
Gli inquirenti si stanno concentrando su alcuni elementi contraddittori
TEVEROLA – Una dinamica che non convince gli inquirenti quella della rapina all’ex sindaco di Teverola e consigliere comunale Dario Di Matteo, alla moglie e alla coppia che era con loro, l’imprenditore Giuseppe Marciano e la moglie.
La rapina
Di Matteo stava rientrando a casa da una cerimonia svoltasi a Castel Volturno. Era in auto con la moglie e due amici quando all’improvviso sarebbero stati affiancati dal veicolo di un gruppo di rapinatori che li ha costretti ad accostare e fermarsi.
Dopo averli minacciati ed impauriti, i malviventi si facevano consegnare soldi e oggetti di valore come le borse. Alla fine hanno preteso anche l’auto dell’ex sindaco. Fatto bottino sono poi scappati via. L’auto dell’ex sindaco è stata poi trovata bruciata ore dopo.
I dubbi degli inquirenti
Tutto farebbe pensare ad una rapina, anzi gli inquirenti sono abbastanza sicuri che i malviventi abbiano seguito il gruppo certi di trovarli, tornando da una cerimonia, con oggetti di valore. Tuttavia restano alcune domande a cui è difficile al momento dare una risposta: prima fra tutte perché i malviventi dopo aver preso soldi, borse, oggetti di valore, portano via anche l’auto? Rivendere i pezzi al mercato nero, e allora perché bruciarla. Per gli inquirenti la vicenda potrebbe essere letta anche in un altro modo: una rapina sfruttata per nascondere il vero obiettivo del raid: l’intimidazione nei confronti dell’ex sindaco e consigliere d’opposizione.
Tutto resta ancora da confermare e da valutare. Al momento le indagini proseguono.
