antica cittadella
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SESSA AURUNCA/PIEDIMONTE MATESE – Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa del Comitato “San Rocco Bene Comune”.

“Il TAR Campania ha respinto i ricorsi contro la deliberazione regionale che ha disposto il percorso di chiusura dei Punti Nascita di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri.

“La lotta non è finita”

Il Comitato San Rocco Bene Comune era intervenuto ad adiuvandum nel giudizio, a difesa dei punti nascita di Sessa e Piedimonte Matese. Prendiamo atto della sentenza, ma la lotta non è finita. Proprio questa decisione impone oggi di dire con maggiore chiarezza che siamo davanti all'ennesimo fallimento di una classe dirigente che si è mossa quando il disastro era già avvenuto.

La vicenda della legge regionale sulle cosiddette “zone disagiate” è emblematica.

La legge regionale n. 11 del 22 luglio 2025 ha riconosciuto, tra gli altri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese come zone disagiate sotto il profilo della fruizione dei servizi sanitari. Ma è arrivata dopo la decisione regionale di chiudere i Punti Nascita.  Oggi il TAR lo mette nero su bianco: quella legge non poteva incidere sulla legittimità della deliberazione già adottata, proprio perché arrivata in ritardo. È esattamente il problema politico che avevamo denunciato: prima si lascia arrivare la chiusura, poi si approva una legge. Infine, si racconta al territorio di averlo difeso.

Colpita la sanità pubblica

Quella legge, per come è intervenuta nella vicenda dei Punti Nascita, si è rivelata un velo della vergogna steso quando la decisione era già stata presa, anziché lo strumento capace di impedirla. Ma la questione che oggi dobbiamo porre è ancora più grande del destino dei singoli Punti Nascita. Il vero tema è il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata.

Se la deliberazione regionale n. 418/2025 verrà ora nuovamente attuata con la cessazione dell'attività dei Punti Nascita di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, la rete della provincia di Caserta sarà composta da otto punti nascita: cinque privati e tre pubblici. Siamo davanti a una progressiva sostituzione del pubblico con il privato, il tutto mentre vediamo fioccare iniziative di consiglieri regionali a difesa delle strutture private accreditate.

Il Comitato non ha mai sostenuto che le strutture private accreditate non abbiano una funzione nel Servizio sanitario regionale, bensì che il diritto alla salute non può dipendere dagli operatori privati. Nei prossimi giorni ci riuniremo per valutare tutte le iniziative politiche, istituzionali e giuridiche concretamente percorribili. Una cosa è già certa: non assisteremo in silenzio alla progressiva privatizzazione della sanità. Nessun favore. Solo diritti”.