Prima della Reggia c'erano campi, masserie e un antico palazzo: la Caserta che il Settecento ha cancellato
Prima che sorgesse la Reggia di Caserta, il luogo che oggi milioni di turisti attraversano ogni anno aveva un volto completamente diverso. Campagne, poderi, strade sterrate e il Palazzo degli Acquaviva dominavano un paesaggio destinato a cambiare per
Prima della Reggia c'erano campi, masserie e un antico palazzo: la Caserta che il Settecento ha cancellato
Prima che sorgesse la Reggia di Caserta, il luogo che oggi milioni di turisti attraversano ogni anno aveva un volto completamente diverso. Campagne, poderi, strade sterrate e il Palazzo degli Acquaviva dominavano un paesaggio destinato a cambiare per sempre
Quando si osserva la maestosità della Reggia di Caserta è difficile immaginare che, fino alla metà del Settecento, al suo posto non esistesse nulla di simile. Dove oggi si estendono il Palazzo Reale, il parco e le grandi piazze si trovavano terreni agricoli, masserie, vigneti e il palazzo appartenente alla famiglia Acquaviva, feudataria di Caserta.
La zona era il cuore di un'economia prevalentemente agricola. Le campagne producevano cereali, vino, olio e ortaggi, mentre numerosi contadini vivevano nelle masserie disseminate nella pianura. Le strade erano ben diverse da quelle odierne: percorsi sterrati collegavano il borgo di Caserta con Casertavecchia e con i centri vicini della Terra di Lavoro.
Il palazzo degli Acquaviva rappresentava l'edificio più importante della zona. Pur non avendo le dimensioni della futura Reggia, era la residenza dei signori del feudo e costituiva il principale punto di riferimento amministrativo. Quando Carlo di Borbone decise di costruire una nuova residenza reale, acquistò il feudo e il palazzo, che venne in parte inglobato e successivamente demolito per fare spazio al grandioso progetto affidato a Luigi Vanvitelli.
La scelta del luogo non fu casuale. Caserta occupava una posizione strategica, lontana dal mare e quindi meno esposta agli attacchi nemici rispetto a Napoli, ma allo stesso tempo ben collegata con le principali vie del Regno. Inoltre, la vicinanza alle sorgenti del Fizzo avrebbe garantito l'acqua necessaria per alimentare le spettacolari fontane del futuro parco reale attraverso l'Acquedotto Carolino.
Con l'apertura del cantiere, nel 1752, il paesaggio cambiò rapidamente. Migliaia di operai, scalpellini, falegnami, muratori e artigiani arrivarono da diverse parti del Regno di Napoli per lavorare alla costruzione del palazzo. Attorno al cantiere nacquero nuove abitazioni, botteghe e attività commerciali, trasformando quello che era un territorio agricolo in un centro urbano sempre più importante.
Anche la viabilità fu completamente ripensata. Furono realizzate nuove strade e sistemati gli accessi alla futura capitale borbonica, mentre molte aree rurali lasciarono il posto agli edifici destinati ai funzionari di corte e ai servizi necessari alla nuova città.
Di quel paesaggio settecentesco resta oggi ben poco. Le antiche masserie sopravvissute sono poche e spesso inglobate nell'espansione urbana. Il Palazzo degli Acquaviva, invece, è ormai un ricordo affidato ai documenti storici e alle mappe dell'epoca.
Eppure, conoscere ciò che esisteva prima della Reggia permette di osservare Caserta con occhi diversi. La città non è nata improvvisamente con il capolavoro di Vanvitelli, ma è il risultato di una trasformazione che ha cancellato un mondo fatto di campagne, poderi e antiche dimore nobiliari per lasciare spazio a uno dei complessi monumentali più importanti d'Europa.
Ogni volta che si attraversa Piazza Carlo di Borbone o si entra nel Palazzo Reale, vale la pena ricordare che sotto quel suolo si nasconde la memoria di una Caserta ormai scomparsa, ma fondamentale per comprendere l'evoluzione della città moderna. La storia della Reggia, infatti, inizia ancora prima della posa della prima pietra: comincia con un paesaggio rurale che il Settecento trasformò per sempre.
