antica cittadella
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L'episodio a Francolise
L'episodio a Francolise

AVERSA - E’ stato condannato a 10 anni e mezzo di reclusione Gabriele P. con rito abbreviato, tre anni e mezzo in più di quanto richiesto dalla Procura, il 40enne italiano, residente ad Aversa in provincia di Caserta, che nell’agosto del 2025, a Sesto San Giovanni, violentò due ragazzine di 15 e 16 anni, dopo averle pedinate e sequestrate nella casa di una delle adolescenti.

Violentò due ragazzine: la condanna in Tribunale

La sentenza è stata emessa dal gup del Tribunale di Monza. Al processo le vittime si erano costituite parti civili, rappresentate dai rispettivi genitori, ottenendo il riconoscimento di un risarcimento dei danni con una provvisionale di 50mila euro ciascuna e di 5mila per ogni familiare. Per l’imputato, che ha scritto una lettera di scuse alle vittime, la Procura aveva chiesto di applicare le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, provocando la dura reazione delle parti civili.

La ricostruzione di quella drammatica serata

Secondo la ricostruzione dei fatti eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Sesto, che arrestarono l’uomo poco dopo la violenza, le due adolescenti erano in un parchetto in compagnia dei genitori quando (attorno alle 21.30) decisero di anticipare il rientro a casa e di incamminarsi verso l’abitazione della 16enne.  Il 40enne le aveva seguite riuscendo a infilarsi prima nel portone del palazzo e poi in ascensore.

L’agguato, le violenze e la fuga con i cellulari

Arrivati al pianerottolo, aveva estratto un cacciavite e intimato alle ragazze di non urlare e di aprire la porta. Poi le aveva legate con delle fascette da elettricista che aveva con sé e costrette a ingerire alcolici. A quel punto le due ragazzine vennero violentate. Prima di andare via, il 40enne aveva asportato i loro cellulari e qualche prezioso.

Come avvenne l’arresto da parte dei Carabinieri

Pochi minuti dopo, il ritorno a casa dei genitori e l’allarme al 112. I militari avevano rintracciato velocemente il 40enne, utilizzando l’app “trova i-Phone”, che lo aveva localizzato a poche centinaia di metri di distanza in un parchetto. Bloccato a fatica dall’Arma, era stato anche denunciato per resistenza e danneggiamento: aveva aggredito i militari, danneggiando la gazzella d’ordinanza.