Centro di permanenza sul litorale, Cgil e vescovo Lagnese: "Scelta sbagliata"
Sia il sindacato che il pastore delle diocesi di Capua e Caserta contrari al bando del governo
CASTEL VOLTURNO - Riceviamo e pubblichiamo le note della Cgil Caserta e del vescovo di Capua e Caserta mons. Pietro Lagnese sulla questione del Centro di Permanenza a Castel Volturno.
Insorge la Cgil
"La notizia del finanziamento di un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Castel Volturno rappresenta una scelta grave e sbagliata, che va nella direzione opposta rispetto ai bisogni reali del territorio e ai principi che la CGIL sostiene da anni.
I CPR non sono strumenti di inclusione né di governo dei fenomeni migratori: sono luoghi di detenzione amministrativa, che comprimono diritti fondamentali senza produrre sicurezza né integrazione. Non lo diciamo solo noi: lo stesso sistema dei CPR è stato più volte descritto come strutturalmente legato a dinamiche di sfruttamento e marginalità, dove la ricattabilità delle persone diventa funzionale a un mercato del lavoro povero e irregolare.
Colpisce, ancora di più, che questa scelta ricada su un territorio come Castel Volturno, simbolo di fragilità sociale, economica e istituzionale. Parliamo di una realtà in cui circa un sesto della popolazione residente è di origine straniera, con una presenza che aumenta significativamente nei periodi di lavoro stagionale, e dove disagio sociale e precarietà si intrecciano da anni. Qui servirebbero investimenti in lavoro regolare, servizi pubblici, politiche abitative, sanità territoriale, istruzione, coesione e inclusione, non nuove strutture detentive.
La scelta del Governo è dunque doppiamente sbagliata: sul piano dei diritti e su quello delle politiche di sviluppo. Si continua a investire in un modello securitario che non risolve nulla e che rischia, anzi, di aggravare tensioni sociali già profonde. Le risorse pubbliche vengono sottratte a interventi strutturali e destinate a dispositivi emergenziali, inefficaci e spesso opachi.
“La posizione della CGIL è chiara e coerente: nessun CPR nè a Castelvolturno nè altrove. Questi centri vanno superati, non moltiplicati. Occorre costruire un sistema fondato sull’accoglienza diffusa, sulla regolarizzazione, sul lavoro dignitoso e sulla piena esigibilità dei diritti. Continuare a finanziare centri di detenzione amministrativa significa scegliere la scorciatoia della repressione al posto della responsabilità politica”, dichiara Elena Russo, segretaria provinciale CGIL Caserta con delega all’immigrazione.
“In un territorio segnato da sfruttamento lavorativo, caporalato e marginalità, questa decisione rischia di alimentare ulteriormente le condizioni che si dice di voler combattere. È una scelta che non parla di sicurezza, ma di abbandono istituzionale. Serve un cambio radicale di paradigma: basta CPR, più diritti, meno propaganda, più giustizia sociale. Ci attiveremo a costruire e sostenere, democraticamente e al fianco delle realtà territoriali, le iniziative di contrasto all'ennesima scelta scellerata che questo governo intende mettere in campo sulla nostra provincia”, dichiara Sonia Oliviero, Segretaria Generale CGIL Caserta.
Le parole del vescovo
Sulla stessa posizione anche il vescovo di Capua e Caserta Pietro Lagnese che in una nota scrive: “La notizia della scelta da parte del Governo di voler realizzare una struttura destinata a Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Castel Volturno (CE), mi addolora profondamente. Ritengo, infatti, tale operazione un’offesa per il territorio del Litorale Domitio, molte volte mortificato a causa di scelte politiche sconsiderate, e già da tempo marchiato dallo stigma del pregiudizio negativo verso chi vive quei luoghi ove è presente un’alta concentrazione di immigrati.
Come vescovo di Capua e di Caserta non posso che esprimere un giudizio critico e manifestare il mio dissenso nei confronti di una narrazione che, di fatto, assimila la condizione irregolare dei migranti alla criminalità. L’atto di privare della libertà persone che non hanno commesso reati e che hanno come unica colpa quella di aver lasciato la propria terra a causa di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, guerre e persecuzioni, ferisce la dignità di tutti noi e soprattutto di quanti sono posti in una condizione di particolare vulnerabilità e abbandono.
È giusto e doveroso garantire la sicurezza del territorio del nostro Paese, priorità di ogni governo nazionale, ma diffondere preoccupazione e paura, identificando a priori tutti i migranti e i rifugiati come criminali, introduce un aberrante criterio ideologico che distorce la vita sociale e impone la volontà del più forte come parametro di verità.
Le Chiese di Capua e Caserta difenderanno con forza il rispetto della dignità di ogni essere umano, perché tali sono questi nostri fratelli che arrivano in Italia. Non resteremo in silenzio e non accetteremo che a Castel Volturno si ripetano le condizioni di degrado materiale e psicologico in cui oggi versano centinaia di migranti reclusi nei 10 CPR già funzionanti in Italia.
