CASAL DI PRINCIPE - “Il terzo furto in due anni della statuina di Gesù posta sulla panchina in ricordo di mio figlio Ciro, è una vera provocazione all’anima ed al ricordo di mio figlio, a noi familiari, condannati ad un dolore immane, ed allo stato italiano”. Sono forti le parole di Nunzia Covelli, madre di Ciro Modugno, scomparso in un incidente stradale in Corso Umberto I, in Casal di Principe, il 10 ottobre del 2021, alle ore 23:00. 

Il giovane stava percorrendo il corso a notte inoltrata, a bordo del suo scooter, quando venne investito da un’auto che procedeva a folle velocità. Alla guida della vettura, un 28enne  sotto effetto di alcool e stupefacenti, per il quale il PM, inizialmente, aveva chiesto 12 anni di reclusione. È stata la sentenza dell’8 aprile del 2022 a condannare il conducente a sette anni e quattro mesi di reclusione, di cui due sono trascorsi ai domiciliari, in attesa del verdetto della Cassazione del prossimo novembre. 

Presenti per la famiglia di Ciro Modugno in questi anni, le associazioni: Associazione Unitaria Familiari e Vittime della Strada Odv, presieduta da Alberto Pallotti con vicepresidenza affidata a Biagio Ciaramella,  l’Associazione Mamme Coraggio e Vittime della Strada Odv, presieduta da Elena Ronzullo, e l'associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada ODV, presieduta da Alberto Pallotti. Tante le forme di vicinanza alla famiglia: dal memorial calcistico tenutosi presso lo stadio “Scalzone” di Casal di Principe, ad una Festa al Teatro della legalità, passando per l’apposizione di una panchina in memoria del giovane in Corso Umberto I, il 4 aprile 2022. Nell’occasione, l’amministrazione comunale donò due statuette: una raffigurante Gesù, l’altra un Angelo. 

Proprio la statuetta di Gesù è stata rubata per la terza volta in due anni, scatenando la rabbia di mamma Nunzia: “Sono rimasta delusa per l’ennesimo furto che attesta la mancanza di rispetto nei confronti dell’ergastolo di dolore che viviamo ogni giorno - afferma la donna -. Sin dal momento in cui ho perso Ciro, come famiglia abbiamo cercato di fare qualcosa affinché fatti simili non si ripetessero più sulle nostre strade. Eppure, esistono soggetti che tutto questo non lo capiscono ed è per questo che abbiamo esposto denuncia per la terza volta. Spero che il lavoro dei Carabinieri faccia il suo corso, come accaduto le prime due volte. Lasciateci la dignità - conclude - di affrontare il nostro dolore”.