Mancata vendita della Lamborghini e convergenza tra i due clan: 12 indagati
Al centro dell'inchiesta della Dda anche il sequestro di un concessionario casertano
CURTI/MARCIANISE/MADDALONI – Una convergenza tra il clan dei casalesi e quello di Belforte. E’ questo lo scenario emerso da un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulla compravendita di una Lamborghini, introdotta irregolarmente nel paese, e sulla pretesa di 600mila euro degenerata in episodi di intimidazioni terminare con il sequestro del titolare di una concessionaria di Curti.
L'inchiesta e gli indagati
L’inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile di Caserta, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 12 persone e ad una serie di perquisizione. Nello specifico risultano indagati: Marco Albertini, 47enne di Napoili, Pasquale Apicella, 58enne di Casal di Principe, esponente dei casalesi noto come ‘o Bellomm, Francesco Argenziano, 49enne di Casapulla, Cuono Domenico Buonavolontà, 33enne di Acerra, domiciliato a Maddaloni, Pasquale Campolattano, 44enne di Maddaloni, Pasquale Corvino, 41enne di Caserta, Carmine Derrotti, 34enne di Caivano, Andrea Menditti, 52enne di Recale, Fabrizio Menditti, 48enne di Recale, Antonio Rosato, 50enne di Recale, Lorenzo Smeragliuolo, 38enne di Marcianise, Marco Varletta, 45enne di Marcianise. Le accuse sono estorsione, sequestro di persona, porto d’armi in luogo pubblico, rapina e lesioni.
La compravendita mancata
Nel cuore di quest’inchiesta ricopre un ruolo di primo piano il broker d’auto Carmine Derrotti che, stando agli inquirenti, sarebbe anche il presunto autore di una truffa al calciatore portoghese del Milan Rafael Leao per l’acquisto di una supercar da 600mila euro.
Derrotti media la compravendita della Lamborghini insieme ad un concessionario della provincia di Foggia. Un concessionario di Curti trova subito un acquirente ovvero una società del Napoletano che paga subito la cifra di 300mila euro e rateizza la restante parte. Da accertamenti sul telaio però si scopre che l’auto è stata introdotta illecitamente in Italia. A quel punto il concessionario restituisce le somme all’acquirente e rispedisce l’auto alla rivendita di Foggia.
Le minacce e il sequestro
E’ da qui che cominciano i problemi. Il concessionario infatti riesce a ricevere pressioni da parte dei clan. Sarebbe stato infatti contattato con una videochiamata da Pasquale Apicella, uno dei reggenti della fazione Bigognetti che dice la frase: “Tieni un problema a Casale”.
In un caso, il concessionario tramite Francesco Argenziano sarebbe stato spinto a recarsi a Recale presso l’abitazione dei fratelli Andrea e Fabrizio Menditti per avere una videochiamata con un altro esponente che sarebbe ristretto in carcere. L’imprenditore però non si presenta all’appuntamento.
L’episodio più grave è avvenuto la sera del 12 maggio scorso. Il concessionario dopo aver chiuso la sua attività, viene bloccato da otto persone giunte a bordo di due auto che con volti coperti e armi alla mano si sarebbero presentati come appartenenti alla polizia, mostrando però distintivi e palette palesemente falsi. Veniva caricato in auto, incappucciato e legato ai polsi con delle fascette. Portato vicino al cimitero di San Prisco, il concessionario sarebbe stato picchiato e colpito con il calcio di una pistola. In questa occasione gli viene anche sottratto un marsupio con la cifra di 10mila euro con una valigetta contenente le chiavi di alcune auto ed un Rolex.
L’indagine della Procura di Napoli nel frattempo procede con l’acquisizione di nuove indizi: sono stati infatti acquisiti i cellulari degli indagati ed altri elementi utili. Per 9 dei 12 indagati è stato emesso anche un provvedimento di fermo. Si attendono i prossimi passaggi dell’inchiesta.
