CURTI - Sono ancora numerosi i punti da chiarire dietro la morte del 25enne maresciallo Giovanni Sparago, originario di Curti  ma in servizio alla stazione carabinieri di Borghetto Vara, paesino a pochi chilometri da La Spezia, deceduto il 22 aprile scorso per un colpo di pistola alla testa. 

I dubbi sulla vicenda e lo scambio tra Procura e avvocati

Sulla vicenda la Procura di La Spezia, con la pm Monica Burani, ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti; un'ipotesi che convince poco i genitori del 25enne, secondo cui il maresciallo sarebbe stato vittima di uno scherzo finito male. Assistiti dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, i genitori di Sparago hanno chiesto con istanza alla pm, l'analisi delle impronte papillari sulla pistola di ordinanza del figlio una Beretta, ottenendo però il rigetto della richiesta; la pm ha invece confermato la data del 10 novembre prossimo per eseguire l'analisi del Dna sull'arma e gli esami del bossolo e dell'ogiva repertati accanto al cadavere, al fine di verificare se siano appartenuti a una cartuccia esplosa dall'arma appartenuta al 25enne. Per avvocati e consulenti dei genitori, tali esami non basterebbero, perché a loro parere dovrebbe prima essere effettuata l'analisi e la ricerca delle impronte latenti papillari, e solo successivamente quella del Dna sull'arma con tutti gli esami accessori. Così i genitori di Sparago si sono rivolti con un esposto al procuratore capo di La Spezia e al procuratore generale di Genova contro il provvedimento di rigetto della pm.

La scoperta sulla pistola

È poi emerso che la pistola del 25enne non è mai stata sequestrata, ma solo acquisita. Per Giovanni Sparago, papà della vittima, "occorre sapere quante persone hanno toccato l'arma in dotazione a mio figlio dopo il decesso".