antica cittadella
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CASTEL VOLTURNO - Sarà interdetto per cinque ore - oggi dalle 9 alle 14 - alle ambulanze del 118 il Pronto soccorso del Pineta Grande Hospital di Castel Volturno (Caserta), struttura fondamentale per l'area del litorale a cavallo delle province di Napoli e Caserta, unico presidio d'emergenza in una zona ad alta densità turistica. 

La protesta dei lavoratori

La causa è la protesta dei lavoratori della struttura sanitaria, in forte difficoltà per i costi alti dovuti proprio all'enorme affluenza che si registra al Pronto Soccorso, soprattutto nel periodo estivo; costi che non vengono coperti dal budget annuale erogato alla struttura dalla Regione Campania.     Da tre anni è in perdita il bilancio della clinica, di proprietà della famiglia Schiavone, storici imprenditori della sanità. Già nelle scorse settimane i lavoratori del Pineta Grande Hospital hanno protestato a Caserta, davanti alla sede dell'Asl, e domani terranno la manifestazione sul marciapiede antistante l'ingresso del Pronto Soccorso; di qui la comunicazione della clinica alla centrale operativa del 118 sulla temporanea sospensione degli accessi dei pazienti trasportati dal 118.     

La critica dell'associazione

Critica l'associazione "Nessuno tocchi Ippocrate", che in un post su facebook parla di "decisione inaudita" che "significa, di fatto, interrompere un pubblico servizio essenziale e salvavita".    Eppure il problema fondi alla clinica domiziana, causa soprattutto accessi al pronto soccorso, si ripropone ogni anno. Solo nel 2025 - fanno sapere dalla struttura - Pineta Grande ha erogato oltre 24.500 prestazioni, sostenuto oltre 45.000 accessi di Pronto Soccorso (con una forte incidenza di codici rossi e arancio), e a fronte di un budget di 91,2 milioni, ha erogato prestazioni per complessivi 103,6 milioni di cui ben 48,9 di alta complessità e 24,2 di emergenza. L'over-budget, tuttavia, non è un fatto episodico, visto che tra il 2022 e il 2025 sono state erogate prestazioni in over-budget per circa 38,5 milioni di euro (salgono a 110 se si parte dal 2011); così, in ossequio al Codice Civile e ai principi contabili, "la struttura non ha potuto appostare tra i ricavi il valore di tali prestazioni, pur essendo obbligata a contabilizzarne integralmente i costi. La conseguenza è che, nello stesso periodo, il presidio ha accumulato perdite complessive per 28,2 milioni di euro".