Investimenti coi soldi dei casalesi e minacce alle aste: chiuse le indagini su "Lupin"
L'imprenditore è coinvolto in un'inchiesta della DDA: due affiliati a processo
CASTEL VOLTURNO – Chiuse le indagini preliminari sull’imprenditore 45enne di Castel Volturno Antonio Fusco detto “Lupin”, coinvolto nell’inchiesta della DDA di Napoli ed accusato di investimenti e riciclaggio per conto del clan dei casalesi.
Operazioni per conto del clan
Nel mirino degli investigatori ci sono alcune operazioni commerciali ed immobiliari che sarebbero state sostenute dai fondi messi a disposizione dalla fazione Bidognetti. La nuova azione è collegata alla sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’imprenditore. Il reato contestato è quello di concorso esterno in associazione a delinquere.
Tra le varie operazioni al centro dell’inchiesta della DDA di Napoli ci sarebbe anche quella dell’apertura di un ristorante di una nota catena di fast food sulla Domiziana. Oltre ad un appoggio economico, il clan avrebbe poi favorito l’imprenditore facendo pressione sui concorrenti per alcune aste. In questo modo Fusco avrebbe avuto vittoria facile nell’accaparrarsi gli immobili.
Le estorsioni
Nel filone della stessa indagine sono emersi anche episodi estorsivi messi in atto da altri affiliati come Nicola Gargiulo, detto “Capitone”, e Nicola Pezzella, noto come “Palummiello”. Giudizio immediato invece per l’albanese 41enne Hermal Hasanaj e per il 32enne Umberto Meli, accusati rispettivamente di gestione dell’attività di spaccio e di estorsione ai danni di un imprenditore.
Tutte le misure sono state disposte dal gip Marco Discepolo del Tribunale di Napoli. Gli imputati dovranno ora presentarsi davanti alla terza sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nel mese di febbraio.

