antica cittadella
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CASERTA - Gli spazi culturali pubblici a Caserta sono ormai una rarità, chiusi o non facilmente accessibili a cittadini e associazioni. Il problema è serio, soprattutto dopo la chiusura della biblioteca comunale di via Laviano, del teatro Parravano di via Mazzini e del Museo di arte contemporanea del complesso Sant’Agostino. 

La proposta: una nuova gestione degli spazi culturali

La recente mostra collettiva “Un affaccio sulla cultura casertana” organizzata dagli artisti di Terra di Lavoro nel salone Acquaviva del Belvedere di San Leucio, grazie al supporto della Pro Loco Real Sito di San Leucio, è stata rilevante proprio perché ha permesso alla cittadinanza di usufruire liberamente di uno spazio pubblico e di un'iniziativa artistica di alto livello.  Noi del Laboratorio Open, formato da Caserta Decide e Speranza per Caserta, proponiamo una nuova gestione degli spazi culturali di proprietà del Comune di Caserta. Quando saremo al governo della città prepareremo un regolamento comunale che individui delle sale all'interno del patrimonio pubblico da mettere a disposizione delle numerose associazioni che sul territorio organizzano eventi culturali. Ogni luogo avrà una sua destinazione principale e, a seconda delle caratteristiche e di concerto con le persone del territorio, potrà essere disponibile per eventi gratuiti, prenotabile da qualsiasi associazione o Pro Loco con una richiesta al Comune.

Le proposte

A partire dall'esperienza della sala superiore del foyer del Teatro Comunale, in passato dedicata a presentazioni di libri e incontri pubblici, possiamo fare tanto per la cultura in città. Per esempio, il salone Acquaviva del Belvedere potrebbe diventare uno spazio aperto a mostre di arti visive. Una sala della biblioteca comunale potrebbe essere destinata all’approfondimento storico, sociale e cinematografico. Una sala del Complesso Sant’Agostino potrebbe essere aperta alla divulgazione della musica e della cultura visiva. Non solo: il Comune deve concludere dei partenariati con gli altri enti del territorio per creare spazi culturali in prossimità delle persone e nelle frazioni, aprendosi alle ricchezze del territorio. Gli spazi comunali chiusi o sottoutilizzati sono numerosi in città. Questo potrebbe essere un modo per renderli vivi e aperti.

Tutte le persone che arricchiscono la propria vita con la lettura, lo studio, l’ascolto e l’osservazione di opere d'arte devono avere una casa. Questa casa deve essere offerta dal Comune, l’ente pubblico più vicino ai cittadini. Solo dando la possibilità alle persone di incontrarsi, parlare e discutere di cultura si potrà contrastare il declino che stiamo vivendo. Solo in questo modo potremo alimentare e curare un ecosistema culturale che funzioni e che arricchisca tutti. Un'iniziativa del genere non porterebbe un particolare aggravio alla struttura comunale - né in termini di risorse economiche, né di personale - ma per essere realizzata ha bisogno della volontà politica di chi guida le istituzioni e dei cittadini.