antica cittadella
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MADDALONI – Mancherebbero ancora due anni alle prossime elezioni comunali a Maddaloni, uno se l’attuale sindaco De Filippo si candidasse alle Politiche in programma nel 2027. Tuttavia c’è già che sta lavorando in quelle prospettiva con l’intenzione di creare un gruppo alternativo alla maggioranza, da molti definita “bulgara”, del primo cittadino.

Il nuovo gruppo politico

In quest’ottica va inserito il tentativo del neo costituendo gruppo politico “Maddaloni Bene Comune” che in queste ore attraverso il proprio rappresentante Agostino Del Monaco ha lanciato un appello alla città per dar vita ad un movimento nuovo e alternativo.

Tornare alle radici democratiche

“Ogni città attraversa momenti in cui diventa necessario tornare alle radici più profonde della propria vita democratica, non per guardare indietro, ma per trovare la forza di costruire ciò che ancora non esiste. Maddaloni si trova oggi in uno di questi momenti, un momento in cui non basta più evocare la partecipazione, né limitarsi a immaginare una comunità che si riconosca in parole che rischiano di restare sospese. È necessario ripartire dai due cardini che hanno dato forma alla nostra convivenza civile e che possono ancora orientare un percorso collettivo: la Costituzione come fondamento del metodo democratico e l’Antifascismo come pratica quotidiana di libertà, pluralismo e responsabilità. 

Il nuovo progetto

Radicare un progetto in questi due principi significa riconoscere che la democrazia non è un insieme di procedure, ma un modo di stare nella comunità. Significa comprendere che la partecipazione non nasce da un invito, ma da un bisogno; non si attiva con un annuncio, ma con un metodo; non si costruisce con un gesto, ma con una continuità. Significa accettare che l’antifascismo non è un riferimento storico, ma un modo di riconoscere l’altro, di costruire relazioni che non escludono, non marginalizzano, non semplificano. In una città come Maddaloni, questi due pilastri non possono essere riprodotti in forma astratta, né possono essere semplicemente richiamati come simboli. Devono essere tradotti nella vita quotidiana, devono diventare criteri per leggere i bisogni, devono orientare le scelte, devono guidare il modo in cui si costruiscono le relazioni tra cittadini, associazioni, sindacati e forze politiche democratiche, progressiste, di sinistra sociale e radicale. Questo richiede un atto di onestà intellettuale che non può essere delegato. Richiede che ciascuno riconosca che ciò che è mancato finora non è la volontà di fare, ma la capacità di farlo insieme. Richiede che si abbandoni la tentazione delle fughe in avanti, dei percorsi solitari, delle identità che si propongono come misura unica del possibile. Richiede che si comprenda che fare massa critica non significa sommare debolezze, né riproporre strade già battute, né costruire progetti al ribasso, ma accettare che la pluralità è una forza solo quando diventa metodo, quando si trasforma in un cammino condiviso, quando rinuncia alla competizione interna e sceglie la responsabilità collettiva. Essere radicali, in questo contesto, non significa isolarsi, né rivendicare una purezza che finisce per diventare sterile. Significa contribuire a dare profondità al percorso comune, significa portare domande che costringono a pensare, significa non accontentarsi delle soluzioni facili, significa rifiutare il trasformismo che svuota ogni progetto della sua credibilità. Essere riformisti non significa moderare, ma costruire metodo. Essere progressisti non significa adattarsi, ma immaginare. Essere cittadini attivi non significa assistere, ma partecipare. Questo percorso non nasce per contrapporsi a ciò che è stato, né per giudicare ciò che non ha funzionato. 

L'invito ai cittadini

Nasce per riconoscere che la città ha bisogno di un salto di qualità che nessuno può compiere da solo. Nasce per dare forma a ciò che è rimasto sospeso, per trasformare ciò che è stato immaginato in qualcosa che appartenga davvero alla comunità, per costruire un metodo che renda possibile ciò che finora è rimasto solo evocato. Nasce per chiamare ciascuno a una responsabilità nuova, che non consiste nell’aderire a un progetto già scritto, ma nel contribuire a scriverlo; non consiste nel seguire una direzione, ma nel tracciarla; non consiste nel riempire un contenitore, ma nel dare sostanza a un cammino. A cittadini, associazioni, sindacati, partiti democratici, progressisti, di sinistra sociale e radicale, questo testo non chiede di riconoscersi in un’identità comune, ma di riconoscere una responsabilità comune. Non chiede di rinunciare alle proprie differenze, ma di metterle al servizio di un percorso condiviso. Non chiede di scegliere tra radicalità e pragmatismo, ma di comprendere che entrambi sono necessari se vogliamo costruire un’alternativa credibile. Non chiede di essere spettatori, ma protagonisti. Una città che partecipa non è quella che viene convocata, ma quella che sceglie di esserci. Maddaloni può diventare questa città se decide di radicare il proprio futuro nella Costituzione e nell’Antifascismo, non come richiami simbolici, ma come fondamenti di un progetto che vuole essere serio, condiviso, radicale nella sua profondità e democratico nella sua forma”.