antica cittadella
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CASERTA – Può la politica essere ancora la chiave per sperare in un futuro migliore? Sembra essere questa una delle domande più spontanee e suggestive che emergono dopo aver assistito alla presentazione del romanzo “Vertigine” di Nicola Ruganti che si è svolta il pomeriggio del 18 marzo alla Libreria Pacifico di Caserta.

L’appuntamento

L’appuntamento culturale, curato dallo staff di questo importante caposaldo intellettuale nel centro di Caserta, in particolare dall’instancabile Achille Callipo, noto sui social come “Il Libraio Impertinente”, e dell’associazione “LiberaLibri”, nonostante l’improvviso freddo e pioggia che hanno colpito la città, ha riscontrato un buon successo di pubblico e di critica.

Ad accompagnare gli ospiti alla scoperta di questo interessante volume sono intervenuti, oltre all’autore, lo scrittore e saggista Fausto Greco, docente di materie letterarie, e Simone Caputo dell’Università “La Sapienza” di Roma.

L’autore

Nicola Ruganti è un autore noto nel panorama letterario nazionale. Nato nel 1979 a Pistoia, da anni vive e lavora a Roma. Oltre ad aver pubblicato diversi racconti, raccolti nell’opera “Meglio che qua. Novelle di dentro e di fuori”, pubblicato da “Il Barrito del Mammut” nel 2023, Ruganti ha curato “Abitare il mondo” ed è coautore del film “Frastuono”, in concorso al 32° Torino Film Festival. Ha collaborato con diverse riviste come “Lo straniero”, “Gli asini” e l’ “A.PE” del Centro territoriale Mammut di Napoli. Ha ricoperto anche cariche istituzionali ed è tuttora un militante politico di formazione anarchica, come da lui stesso dichiarato nel corso dell’incontro.

Il romanzo

“Vertigine” è un romanzo edito da Bordeaux nel 2026 che si potrebbe definire come un viaggio nei meandri del mondo politico attuale attraverso le vicende di Paolo, quarantenne militante di partito che decide di candidarsi alle elezioni del consiglio comunale della città di T., nel periodo successivo alla pandemia. Accanto a lui si muovono Irene, una compagna di partito ed infermiera, e sua sorella Anna, diciottenne all’ultimo anno di liceo, che si ritrova nella campagna elettorale e quindi a contatto con il nuovo universo della politica. A far da elegante cornice al romanzo c’è la prefazione di Marco Damilano e la postfazione di Luigi Cancrini.

Le tematiche

Oltre alla trama che segue questi tre protagonisti, che verranno in contatto inevitabilmente con gli aspetti controversi della politica, primo fra tutti la discrepanza tra idealismo e il crudo materialismo del traffico di cariche ed appalti, Ruganti aggiunge un altro piano alla vicenda di fondo: quello collegato ad un esempio positivo, o meglio dell’Esempio per antonomasia, la figura del giudice Mario Amato. Riproponendo una delle terribili vicende di quella congiuntura storica che fu il terrorismo politico, in questo caso di matrice “nera”, l’autore spinge sulla molla dell’obiettivo pedagogico del romanzo. Sviscerando la cronaca di quel tempo, Ruganti evidenzia la capacità distruttiva della violenza, riuscita a smorzare ogni entusiasmo ideologico politico e sociale, polverizzando in un certo qual modo il confronto politico ed il suo humus intellettuale, generando l’impoverimento del dibattito politico e della partecipazione.

Su questo filo si è riallacciato il confronto che ha animato la presentazione dell’altro ieri. Al di là dell’evocazione della figura del magistrato Mario Amato e della sua inevitabile forza pedagogica che deve essere ulteriormente rafforzata nelle giovani generazioni, a fuoriuscire prepotentemente dal dibattito è stato proprio il valore e il linguaggio della politica di oggi. E’ come se, dalle pieghe delle parole di Ruganti nel corso della presentazione, emergesse una vigorosa volontà di credere che l’impegno pubblico e la partecipazione attiva al contesto politico e sociale possano davvero cambiare il mondo. Un sogno che si avverte in maniera direi essenziale ed esistenziale nelle giovani generazioni e che, nel romanzo come nella realtà, cozza con le povere illusioni del presente. Del resto come dichiarato dallo stesso autore in sala: “La scrittura è un mezzo che serve ad attivare le coscienze dei lettori”.

In chiusura non si può far a meno di consigliare la lettura di questo romanzo che si profila non solo come il racconto di una storia, ma, elemento che non sempre è scontato, che prefigge l’obiettivo di interrogare il lettore, di spingerlo a fare un’analisi interiore ed intima, a considerarsi parte di un collettivo più ampio e di poter con il suo contributo alimentare la speranza in un futuro migliore.