Blitz anticamorra sul litorale, colpito duro il clan Russo-Schiavone: 22 arresti
L'operazione della Dia, sequestrate 14 società tra bar, lido, piscina, bar e sala scommesse: i dettagli dell'indagine
CASTEL VOLTURNO - La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare personale emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 22 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, in quanto ritenute affiliate al clan dei casalesi fazione Russo-Schiavone di Castel Volturno, nonché di intestazione fittizia di beni, di riciclaggio, autoriciclaggio, estorsione e attività di installazione e sfruttamento economico di apparecchi da gioco d'azzardo vietati, con l'aggravante di aver agito per agevolare il clan. Inoltre, ad alcuni degli indagati viene contestato anche di aver fatto parte di una associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.
Il sequestro
Contestualmente agli arresti è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso dalla D.D.A. di Napoli, con il quale vengono sottoposte a sequestro 14 società, tra cui tre bar, un lido balneare, una piscina con bar, una pizzetteria, ed una sala scommesse, nonché una serie di box ed immobili, compresa la villa intestata al reggente del clan ed una serie di veicoli e motoveicoli per un valore complessivo stimato in oltre due milioni di euro. Dalle indagini svolte dal Centro Operativo DIA di Napoli, coordinate dalla D.D.A., è emerso che a guidare la fazione fossero i discendenti del boss Giuseppe Russo, detto "Peppe o' padrino", uno dei fedelissimi Francesco "Sandokan" Schiavone, detenuto dal 2004 e sottoposto al regime del 41-bis, che avrebbero gestito la distribuzione del denaro proveniente dalle attività economiche legali e illegali alle famiglie dei congiunti detenuti, curandone gli interessi economici ed imprenditoriali, garantendo e gestendo canali economici di reimpiego e riciclaggio di denaro in parte proveniente dalla 'cassa comune' del clan. Inoltre, dalle indagini sarebbe emerso che gli stessi mantenevano i rapporti comunicativi tra i vertici del sodalizio, detenuti al 41-bis, con le figure di associati, apicali e non, ancora a piede libero. Ulteriore modalità operativa emersa nel corso delle indagini riguarda la programmazione e realizzazione di azioni intimidatorie utilizzando 'squadrette' di picchiatori create all'occorrenza con giovani uomini di cui il gruppo criminale poteva disporre. Infatti, sono stati ricostruiti pestaggi e spedizioni punitive organizzati ai danni di soggetti, con i quali erano emerse conflittualità di diverso genere, ovvero il mancato pagamento di debiti di gioco, o anche l'aver leso l'onore della sua famiglia.
Gli investimenti illeciti sul litorale
Dalle indagini emergeva altresì che l'attuale reggente dell'organizzazione aveva assunto il controllo, spesso per interposta persona, di una serie di attività economiche sul territorio di Castel Volturno ed investiva denaro ed altre utilità illecite e lecite in nuove attività commerciali, quali diversi bar, un lido balneare, una gelateria, una piscina con annesso bar ed una sala scommesse. Infatti, tra le principali attività delittuose svolte dall'organizzazione criminale vi era quella relativa all'attività di installazione e sfruttamento economico di apparecchi da gioco d'azzardo vietati, ai sensi dell'art. 110 del TULPS, nonché la raccolta di scommesse che avveniva sia in modo lecito che illecito su piattaforme illegali. All'interno di uno dei locali, nei quali si effettuavano le scommesse illegali, era stata poi costituita la contestata associazione finalizzata alla vendita di sostanza stupefacente a beneficio degli avventori. L'attività investigativa consentiva, ancora, di accertare condotte di intestazione fittizia di attività commerciali nelle quali, attraverso operazioni di riciclaggio ed autoriciclaggio, venivano investiti capitali illecitamente accumulati. Inoltre, venivano individuati una serie di beni mobili ed immobili pure intestati a prestanome i quali, consci di favorire il clan dei casalesi, offrivano la propria identità giuridica, per occultare la riconducibilità effettiva degli investimenti agli affiliati al clan. Contestualmente alla misura cautelare personale è in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo d'urgenza emesso dalla D.d.a. di Napoli, con il quale vengono sottoposte a sequestro 14 società, tra cui tre bar, un lido balneare, una piscina con bar, una pizzetteria, ed una sala scommesse, nonché una serie di box ed immobili, compresa la villa intestata al reggente del clan ed una serie di veicoli e motoveicoli per un valore complessivo stimato in oltre due milioni di euro. Si evidenzia che il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva
