antica cittadella
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RECALE – “La politica non chiede obbedienza, ma responsabilità”. Con una dichiarazione densa di significato resa durante la seduta di ieri sera, il presidente del consiglio comunale Bruno Mingione ha ufficializzato l’uscita dalla maggioranza, dichiarandosi indipendente. Una scelta che giunge al termine di un percorso di profonda riflessione e che potrebbe mutare gli equilibri politici a Recale.

Le ragioni della decisione

Rivolgendosi al sindaco Raffaele Porfidia e ai colleghi consiglieri, Mingione ha rivendicato la necessità di interpretare il mandato con rigore istituzionale, rifiutando l’idea che l’organo da lui presieduto sia un mero ufficio di ratifica per decisioni prese altrove. “La mia volontà - ha rivelato il presidente - nasce per restituire piena coerenza al mio percorso istituzionale e politico. Un passaggio necessario nel momento in cui ritengo non più sufficiente una collocazione politica che finisce per limitare quella libertà di valutazione e quella autonomia di giudizio che considero essenziali nell’esercizio del mandato elettivo. Chi siede in quest’aula rappresenta innanzitutto i cittadini, non appartenenze rigide, non dinamiche interne, non equilibri costruiti lontano dai problemi reali della comunità. E io sento oggi il dovere politico e morale di riaffermare proprio questo principio”.

Una posizione libera

Mingione ha poi chiarito quale condotta intende adottare nel prossimo futuro: “La mia sarà una posizione libera - ha assicurato -, ma non neutrale. Autonoma, ma non distante. Continuerò a valutare ogni proposta amministrativa nel merito, sostenendo ciò che riterrò utile per la città e contrastando, con serietà e responsabilità, ciò che riterrò non coerente con il bene della comunità. La politica deve rimettere al centro le istituzioni e non le convenienze”. Infine, parlando ai cittadini ha precisato: “Il mio impegno non cambia. Cambiano soltanto le condizioni con cui continuerò a portarlo avanti: con maggiore autonomia, con maggiore libertà e con la responsabilità piena di rispondere solo alla mia coscienza e alla città. Con rispetto delle istituzioni, con rispetto delle persone. Ma anche con la fermezza, la trasparenza, l’equità e la dignità che la politica richiede quando arriva il momento delle scelte chiare”.

L'elemento di rottura

La rottura di ieri sera affonda le radici in uno scontro che ha vissuto diversi momenti di frizione sotterranea, culminati nello scontro istituzionale di fine marzo. In quell’occasione, la maggioranza ha approvato una variazione di bilancio in una seduta la cui legittimità è stata pesantemente contestata. Il sindaco aveva infatti convocato il Consiglio “esautorando” di fatto Mingione, il quale aveva fissato una data diversa. Sentendosi delegittimato, il presidente ha disertato l’aula e ha investito della questione la Prefettura di Caserta per un parere di legittimità. Mingione ha definito l’azione di Porfidia come un “improprio esercizio del potere sostitutivo e un’indebita interferenza”, sottolineando che “la convocazione dell’assemblea è competenza esclusiva del presidente”. Quello strappo, ieri è diventato una separazione ufficiale.