Blitz all'alba, decapitati i vertici di tre clan: 14 arresti
L'operazione tra il Napoletano e il Casertano: sgominato il "Cartello del Nord"
SANT’ARPINO/CASERTA/NAPOLI (Carlo Pascarella) - In una delle prime albe del 2026 che resteranno scolpite nella memoria delle cronache giudiziarie campane, il cuore di un’alleanza camorristica che aveva trasformato interi quartieri dell’area nord di Napoli e Caserta in un “regno di terra e ombre” è stato colpito al suo centro, restituendo per un attimo respiro a comunità stanche di intimidazioni e soprusi. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, su impulso della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno dato esecuzione a 14 misure cautelari nei confronti di persone gravemente indiziate di reati di stampo mafioso. L’operazione rappresenta uno dei più incisivi interventi repressivi degli ultimi anni tra la provincia partenopea e quella casertana, culminato dopo un’indagine lunga e complessa che ha svelato i reticoli di una “holding” criminale in piena attività.
L'attività investigativa
Il lavoro investigativo ha consentito di sgominare il cosiddetto “Cartello del Nord”, costituito da tre storiche compagini camorristiche – i clan Puca, Verde e Ranucci – che, lungi dall’essere nemiche nella tradizionale logica delle faide, avrebbero stipulato un patto di alleanza per spartirsi territori, affari e risorse illecite nei comuni di Sant’Antimo, Sant’Arpino, Casandrino e Grumo Nevano. Questo accordo, secondo gli inquirenti, non era una semplice tregua: era la base di un sistema criminale organico, dotato di una cassa comune alimentata dai proventi del racket e di un controllo territoriale capillare garantito anche dalla disponibilità di armi.
La spartizione delle zone di influenza
Per anni, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i tre clan avevano messo in piedi un’attività criminale che si fondava sulla condivisione degli introiti illeciti, sulla spartizione delle aree di influenza e sulla gestione integrata delle estorsioni. La disponibilità di numerose armi da fuoco, secondo la DDA, avrebbe ulteriormente rafforzato la forza intimidatoria di questi sodalizi, rendendo difficile la resistenza da parte di chi, pur volendo opporsi al pizzo, si trovava isolato e sotto pressione. nel corso delle indagini sarebbero stati documentati numerosi episodi di estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti locali, costretti a versare denaro periodico per poter esercitare la propria attività senza subire ritorsioni.
L’area geografica in cui si è sviluppata questa alleanza – una fascia densamente popolata tra l’entroterra napoletano e i comuni della provincia casertana – è da sempre teatro di lotte di potere tra clan camorristici nel delinearsi di nuove strategie di dominio. Ciò che rende particolarmente significativa questa operazione è la consapevolezza investigativa di aver colto un’evoluzione del fenomeno criminale, passato da contrapposizioni di matrice feudale a una logica di gestione quasi imprenditoriale del controllo territoriale.
Le 14 misure cautelari sono state emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Di queste, 13 persone sono state accompagnate in carcere, mentre una è stata sottoposta alla misura degli arresti domiciliari per ragioni che saranno oggetto delle valutazioni difensive e di garanzia previste dall’ordinamento.
Per ragioni di prudente deontologia giornalistica e nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, non vengono qui riportati nomi non ufficialmente e integralmente resi noti dalle autorità giudiziarie. In situazioni di alta complessità come questa è infatti essenziale affidarsi a fonti primarie ufficiali per l’identità completa dei destinatari delle misure cautelari. Tuttavia, è certo che tra gli indagati figurano uomini ritenuti vicini alle propaggini apicali dei tre clan, alcuni dei quali già noti negli ambienti investigativi per precedenti contestazioni di natura mafiosa.
Un duro colpo alla criminalità
Il blitz non può essere letto in chiave meramente repressiva: esso rappresenta un colpo significativo alla struttura di potere camorristico nell’area tra il Napoletano e il Casertano, là dove lo Stato ha deciso di frapporsi con determinazione alle dinamiche di controllo occulto e di condizionamento economico e sociale esercitate dai clan. Un alveo criminale che, se non contrastato con fermezza, avrebbe ulteriormente consolidato una forma di dominio capillare che travalica il semplice racket per insinuarsi in ogni apparato produttivo e commerciale locale.
La cronaca giudiziaria di oggi è dunque anche una riflessione civile sulle fragilità e la resilienza delle nostre comunità. In territori segnati da storie antiche di camorra, non è sufficiente arrestare i protagonisti di questa pagina oscura per poter parlare di “vittoria definitiva”. Le misure cautelari di oggi – per quanto importanti – sono parte di un percorso più lungo, fatto di prevenzione, impegno sociale, cultura della legalità e sostegno alle vittime del racket. Solo un fronte comune tra istituzioni e società civile potrà garantire che il vuoto lasciato dallo smantellamento di un cartello criminale non venga nuovamente riempito da altri signori delle ombre.
In un’Italia che da decenni combatte la piaga delle mafie, questo blitz ribadisce un principio fondamentale: la supremazia della legge e il valore inalienabile della libertà non possono essere mai dati per scontati, ma vanno continuamente affermati e difesi, anche nelle pieghe più oscure della nostra quotidianità.
