Fanghi industriali smaltiti nei terreni: misure per 8 persone e sequestro di 1,5 milioni
L'operazione dei carabinieri sul litorale: tra i coinvolti anche l'ex vicesindaco
GRAZZANISE/CANCELLO ED ARNONE/CASTEL VOLTURNO - D'intesa con il Procuratore della Repubblica si comunica che nelle prime ore della mattinata odierna, nella provincia di Caserta, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli e del Comando Provinciale Carabinieri di Caserta, hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di applicazione di misura cautelare personale e reale a carico di 8 soggetti, tra imprenditori e dipendenti, ritenuti responsabili a vario titolo del reato di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 452 quaterdecies c.p.), nonché di inquinamento ambientale (art. 452 bis c.p.).
Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli a parziale accoglimento della richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia fa riferimento a una serie di condotte illecite riscontrate nel corso di una complessa attività investigativa, congiunta avviata dai Carabinieri dei Nuclei Operativi Ecologici (NOE) di Napoli e Caserta e della Compagnia Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere (CE), che ha avuto inizio nel settembre del 2024 e si è protratta per un anno.
Rifiuti smaltiti nel terreno
L'indagine, condotta con l'ausilio di attività tecniche, quali intercettazioni di conversazioni, video riprese e pedinamenti, che ha consentito di disarticolare un pericoloso sodalizio criminale dedito al compimento di reiterate azioni finalizzate a porre in essere illecite attività di smaltimento rifiuti, trae origine dagli esiti di un controllo effettuato dai militari del NOE di Caserta e dalla Stazione CC di Grazzanise. Nell'occasione, su terreni del comune di Cancello e Arnone (CE) venne rinvenuto materiale di colore scuro e maleodorante, poi risultato essere fango non recuperato derivante dal trattamento dei reflui industriali delle industrie conserviere, come accertato anche da tecnici dell'ARPAC Campania.
Le indagini hanno permesso di accertare che dall'impianto gestito da una società che si occupa del recupero di rifiuti speciali non pericolosi con sede a Castel Volturno (in provincia di Caserta), nel cuore della cosiddetta "Terra dei Fuochi", uscivano ingenti quantitativi di fanghi. Tali scarti, prodotti dal trattamento dei reflui industriali di diverse aziende conserviere del Salernitano, non venivano in realtà mai sottoposti ad alcun processo di recupero. Nonostante ciò, solo dal punto di vista documentale risultavano aver perso la qualifica di rifiuto (End of Waste) ed essere stati trasformati in terreno riciclato; di fatto questi fanghi venivano poi sversati illegalmente su vari terreni dell'agro aversano, i quali venivano subito dopo arati e seminati.
L'attività investigativa ha consentito anche di registrare numerosi accessi nell'impianto di veicoli, anche non autorizzati, carichi di inerti da demolizione, che venivano poi sversati tal quali, senza alcun processo di recupero, su diversi terreni circostanti, per effettuare livellamenti fondiari.
Inoltre, le indagini svolte hanno permesso di analizzare i meccanismi illeciti di tali traffici, realizzatisi secondo procedure collaudate, fondate sulla classificazione fittizia dei rifiuti in uscita dall'impianto di recupero attenzionato, che venivano accompagnati da documentazione che attestava falsamente trattarsi di materia prima seconda.
Stop all'azienda e sequestro di oltre 1,5 milioni
L'attuale provvedimento cautelare dispone, pertanto, l'applicazione del divieto temporaneo di esercizio, nello specifico settore dei rifiuti, di attività d'impresa nei confronti di due indagati, del divieto di dimora nella provincia di Caserta per gli altri sei nonché il sequestro preventivo della somma di euro 1.530.000,00 €, della società sopraindicata, con i relativi beni immobili e mobili, i mezzi impiegati per il trasporto del materiale e i terreni agricoli oggetto di sversamento, già oggetto di misura ablativa emessa d'urgenza dal Pubblico Ministero.
Si evidenzia che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, pertanto i destinatari del decreto sono persone sottoposte a indagini e, quindi, presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
Le misure cautelari hanno raggiunto nello specifico l’ex vicesindaco Giulio Natale (divieto temporaneo d’esercizio) e il padre Giovanni. Divieto di dimora per gli altri sei coinvolti tra cui due dipendenti dell’impianto e tre proprietari dei terreni dove venivano smaltiti i reflui.